Genova – Nell’udienza di ieri del processo sulla tragedia di Ponte Morandi che il 14 agosto del 2018 ha provocato la morte di 43 persone e per cui ci sono 58 imputati fra cui i vertici di Autostrade per l’Italia e di Spea, la società che avrebbe dovuto monitorare le autostrade, è emerso che già nel 1991 nell’affrontare il progetto del rifacimento della pila 11 del Morandi la ditta titolare dei lavori nel prospettare altri interventi sulle altre parti del viadotto ammalorate aveva ipotizzato nel corso di una riunione coi vertici di Autostrade che era più conveniente abbattere il ponte piuttosto che investire per mettere in sicurezza le tante parti degradate. Lo ha detto in udienza Raffaele Caruso il tecnico dell’impresa subappaltatrice di Aspi Preco Alberto Lodigiani, incalzato dall’avvocato della famiglie delle vittime.
