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PRIMO PIANO

Abbiamo celebrato una sconfitta e abbiamo toccato il fondo: l’Italia è morta

25 Aprile 2023 REDAZIONE PRIMO PIANO 392

Abbiamo celebrato una sconfitta e abbiamo toccato il fondo: l’Italia è morta

Alessandria (Andrea Guenna) – Al di là del fatto che chi scrive è da sempre liberale (tessera del 1978), libero muratore (ormai in sonno – tessera del 1984), consigliere comunale del Partito Liberale Italiano a Novi nel 1990 e autenticamente democratico; diretto discendente di due Federati dell’officina Bienfaisance di Via Pontida (Andrea Guenna e Antonio Rivaro) che diede vita ai moti del 1821 e poi al Risorgimento; al di là del fatto che mio padre dall’8 settembre 1943 al 31 agosto 1945 è stato rinchiuso come IMI in un lager tedesco; al di là del fatto che nella mia famiglia ci sono stati dei caduti in guerra e dei combattenti sia coi fascisti che coi partigiani (ma tutti comunque fieri italiani): Mario Guenna convintamente Fascista e Stefano Lurgo sinceramente nei ranghi della brigata partigiana del capitano Nuto Revelli nelle Langhe; al di là del fatto che i partigiani – con tutto il rispetto – erano quattro gatti (alla fine circa trentamila, anche se poi hanno sfilato in trecentomila) e non hanno liberato l’Italia che è stata invece occupata e liberata dagli inglesi (altrimenti arrivavano i soldati di Stalin); è una vergogna che, nel corso d’una cerimonia ufficiale, si dia lettura dell’atto di Resa dell’Italia del 1945, celebrando di fatto una sconfitta. Quel documento firmato proprio a Palazzo Ghilini il 28 aprile 1945 è stato letto stamane nell’androne della Prefettura di Alessandria.
A seguire, tanto di corteo delle autorità – accompagnato dalla Banda Civica “Orchestra di Fiati G. Cantone” di Alessandria – che s’è recato in Comune e al Monumento ai Caduti in corso Crimea.
Per quanto mi riguarda – avendo servito la Patria nel lontano 1977 come ufficiale di complemento al Nizza Cavalleria di Pinerolo (oggi di stanza a Torino), eroico 1° Gruppo Squadroni Italiano (1690), il secondo gruppo dopo il Genova Cavalleria (1683), combattente sul fronte russo nel 1942, nonché tra le più antiche e gloriose Cavallerie Militari del Mondo, sempre vittorioso in difesa del Tricolore – mi vergogno di essere italiano quando in questa povera nazione, ammorbata dalla menzogna sistematica, dalla malafede, dall’arrogante ignoranza, dalla malavita e dalla corruzione, non si pensi a niente di meglio che celebrare la più grande e umiliante sconfitta bellica della sua storia millenaria. È uno scandalo.

 

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