Torino – Sono arrivati anche lì. Quelli della ‘Ndrangheta gestivano fino a ieri perfino il Bar del Palagiustizia. Sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura e gioco d’azzardo. Il Bar era una vera e propria centrale operativa dove gli affari di Rocco Pronestì 72 anni e Rocco Cambrea si muovevano su due binari, quello delle estorsioni e delle bische clandestine, e quello dell’infiltrazione nel tessuto economico legale attraverso faccendieri, teste di legno, professionisti compiacenti. Pronestì non è uno arrivato ieri in quanto compare in Piemonte già 50 anni fa quando si legava a esponenti di spicco della ‘Ndrangheta trapiantata in Piemonte, dal clan Ursino a Placido Barresti e Domenico Belfiore. Secondo la Gip Giorga de Palma e i Pm Paolo Toso e Francesco Pelosi ha un potere riconosciuto sul territorio. Tra le accuse c’è anche l’associazione di stampo mafioso. Ha gestito fino al 2019 perfino il ristorante del carcere e poco più avanti il panificio del penitenziario torinese. La cooperativa che faceva capo a lui si era anche aggiudicata la gestione del Bar del Tribunale. Stamane è stato arrestato ad Albenga, dove abita, Rocco Pronestì.
