Come avevo scritto l’altro ieri sarà una settimana decisiva per l’Alessandria Calcio soprattutto per la vicenda societaria perché, a giorni, è prevista la firma di cessione delle quote detenute da Enea (60%) al gruppo facente capo a Molinaro. Proprio ieri la notizia dell’apertura delle indagini del Tribunale di Brescia a carico d’un nutrito gruppo di persone per la vicenda calcio scommesse che ha visto coinvolto anche il nostro Ninni Corda il quale è stato, nel contempo, sospettato anche del reato di usura. Lungi da me voler fare il dietrologo un tanto al chilo, devo però sottolineare come quell’articolo del Giornale di Brescia sia stato pubblicato in un momento strategico per il presente e il futuro dei Grigi. È questo il momento, infatti, in cui i nostri “giocatori della pelota” sembrano aver trovato una dimensione diversa nel girone, rispetto a un mesetto fa. E tante sono le società del macroterritorio lombardo iscritte nel Girone A di Serie C, per non istillare il sospetto che molte non siano proprio “entusiaste” del nuovo percorso tecnico dei Grigi e dell’imminente cambio di proprietà. È lampante che, con Enea presidente e Fiorin in panchina, eravamo morti e sepolti. Ora qualche speranziella di sfangarla c’è. Non credo che l’articolo pubblicato dal media bresciano sia stato scritto su commissione, è solo il “pensierino della sera”, visto il momento topico nel quale è stata pubblicata l’indiscrezione. Neppure studiandoci sù si poteva individuare momento migliore per far danni ai Grigi… ma è certamente casualità. C’è dell’altro: le due accuse mosse a Corda dal Tribunale bresciano sono profondamente diverse. Se il sardo risultasse coinvolto a pieno titolo nello scandalo scommesse in qualità di giocatore seriale dovrebbe, almeno secondo me, dimettersi perché quella sarebbe un’ombra tale da mettere in crisi la credibilità sportiva del club. Pare che le accuse a Corda partano da un articolo redatto in modo un po’ confuso, nel quale non sono stati fatti gli opportuni distinguo fra le variegate posizioni degli indagati. Se così fosse rimarrebbe in piedi per Corda l’indagine sulla presunta usura e, benché il reato sia di quelli odiosi, pragmaticamente non avrebbe ricadute dirette sulla sua attività professionale e quindi sulla società. Sono convinto che Corda sia stato coinvolto in questa vicenda oltre le sue responsabilità. Penso pure che, purtroppo per lui, i suoi problemi con la giustizia sportiva siano quelli emersi per fatti avvenuti prima e altrove, fatti peraltro di cui tutti eravamo a conoscenza. Ecco perché i problemi dell’Alessandria Calcio non possono e non devono essere avvolti dalla cortina fumogena di una vicenda come quella bresciana. Come dire: via Corda, tutto a posto. Sbagliato. Il peggio per l’Alessandria temo debba ancora arrivare. Ci sono echi lontani che evocano irregolarità imbarazzanti compiute dalla gestione Benedetto. Quei tifosi poi convinti che, fatto fuori Di Masi, sarebbero finiti i problemi per i Grigi si sono sbagliati: uscito di scena l’ex presidente, come si può vedere, i problemi sono cominciati. E certe annose contestazioni di certa curva a Di Masi, usando arroganza, argomentazioni false, verità travisate e odio a senso unico, ci hanno portato fin qui. La succitata ondata di risentimenti sordi e immotivati da parte di alcuni gruppi organizzati va avanti da tempo, sopportata con cinismo da certo pubblico, taciuta da molti giornalisti e giustificata magari dall’invidia o, peggio ancora, dal tentativo di qualche sfascistotto locale di scalare le gerarchie della Nord, è stata quasi letale. Quando poi sarebbe stato necessario sostituire l’insulto sbracato con una strategia intelligente e consapevole certi gerarchini da strapazzo hanno mostrato i loro limiti. Così, quando i capipopolo avrebbero dovuto far funzionare il cervello, acquisire autorevolezza e utilizzare persone credibili in ruoli strategici cosa si sono inventati? Per esempio l’Associazione Idealegrigio, con tal Laudicino suo profeta. Poi, preso atto del fallimento dell’operazione, loro, sempre loro, hanno addossato le colpe a Di Masi: che fantasia! Tutto questo perché? Perché Di Masi – udite udite – aveva detto che non avrebbe venduto a personaggi discutibili.
E allora perché all’inizio Enea, in fondo, andava bene a (quasi) tutti?
Perché, invece di ricordare le parole di Di Masi, non ci ricordiamo i loro insulti unilaterali indirizzati a petron Di Masi attraverso coretti allo stadio, i tentativi di colpire addirittura la consorte e i figli? Che reazione si aspettavano da Di Masi questi caproni che, in gruppo e certi dell’immunità, hanno approfittato della situazione per scaricare la loro ignoranza e la loro malafede con la passione per i Grigi come paravento? La maglia dell’Alessandria è famosa in Italia da oltre 120 anni: ci volevano questi sedicenti tifosi per farla sparire? Una cosa è certa: per vedere la fine dei Grigi basta far in modo che certi personaggi siano issati sulla tolda di comando della società, (qualcuno sta aspettando solo quello) e il gioco è fatto.
È partita la “macchina del fango”, ovvero: l’Alessandria Calcio e l’affaire Corda
