Da Alessandria Oggi: “L’Inps regalava il reddito di cittadinanza a 131 persone non aventi diritto”.
Nel 1898 nasce in Italia la previdenza sociale per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Da vent’anni a questa parte, l’INPS, nipote dell’allora Cassa di Previdenza e Assistenza è entrato nel metaverso con la quale è praticamente impossibile riuscire a parlare. Questo fatto, oltre ad aver creato schiere di commercialisti e di consulenti del lavoro in perenne stato di esaurimento nervoso, ha finito per rendere insignificante l’applicazione dei principi che oltre 120 anni fa spinsero i nostri avi a proteggere le classi più deboli. Oggi sentiamo parlare del rischio fallimento del nostro sistema pensionistico e della necessità di passare a un sistema totalmente contributivo: ossia l’INPS mi verserà – secondo un puro calcolo attuariale – quanto in precedenza gli avrò versato. Praticamente una banca. Quindi non ne capisco più il senso e non comprendo perché non si trasferisca l’intero sistema al settore creditizio, tanto, ormai, avendo perso la potestà di battere moneta, è solo il mercato che comanda. Capiamoci: non sono un utopista romantico ma il primo che, nel rischio di collasso di un intero sistema economico, sosterrà che le banche andranno salvate per evitare una sommossa generale (cosa che fece il grande Alberto Beneduce quando gli istituti di credito liberali bruciarono metà della ricchezza nazionale tra la prima e la seconda guerra mondiale), ma oggi oltre il 75% del capitale sociale delle banche è in mano straniera. In un Paese certamente non ricco di risorse naturali per i nuovi settori industriali, senza possibilità di emettere moneta avente corso legale e con un’autonomia legislativa ridotta per la delega di funzioni rilasciata negli anni all’Unione Europea, diventano ridicoli gli slogan politici, sia di destra che di sinistra, di voler attuare i principi costituzionali del 1947. Consiglio la lettura di un bellissimo saggio di Emanuele Severino: “Il tramonto della politica”. Mi accontenterei che i nostri politici – ormai impotenti – evitassero almeno di raccontare balle senza sapere che sono frottole. Mi riferisco, per esempio, ai finanziamenti del famoso Pnrr (Piano di ripresa e resilienza): andare in giro a raccontare che il piano è il futuro delle prossime generazioni avrebbe senso solo se si aggiungesse che il loro futuro è rappresentato da oltre 120 miliardi di euro di debito in più da restituire entro il 2058 e che il debito è il perfetto strumento del diavolo contemporaneo che ti offre ciò che non puoi avere. È sempre bello vivere al disopra delle nostre possibilità fino a quando non scopriamo che la “borsetta di mammà” (per dirla col grande Carosone) o i gioielli di famiglia sono finiti. Quando ciò accade si comincia a prostituirsi, con l’anima e col corpo, mentre Lucifero dovrà allargare di molto i propri gironi infernali. Spero, almeno che Nostro Signore voglia aprire le porte del paradiso ai pensionati INPS costretti a mangiare pane e latte gli ultimi dieci i dodici giorni di ogni mese.
P.S.: data l’alta propensione dei nostri amministratori locali a dedicare tempo e risorse rimanenti (scarse) agli asili nido, consiglio loro di permettere anche ai tanti anziani di soggiornarvi nella seconda metà del mese al posto di quei piccoli con genitori che, rimbecilliti dal politicamente corretto, richiedono diete speciali costosissime contro allergie alimentari che un tempo, chissà perché, non c’erano e si stava meglio.
Le banche ormai sono meglio dell’Inps
