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Riflessioni di Jacopo Bellingeri

Basta un albero in più, il resto non serve

7 Dicembre 2023 REDAZIONE Riflessioni di Jacopo Bellingeri 133

Basta un albero in più, il resto non serve

Da Alessandria Oggi: “Rendere verde il deserto si può, il Marocco vuole farlo su larga scala”.
Viviamo in un continente dove oltre il 90 per cento dell’informazione è monodirezionale, ossia è omogenea e allineata a una narrazione storica artefatta; in altre parole allineata agli interessi di coloro che vivono bene (sono in sostanza benestanti). Questa informazione ha il pregio (sempre per gli stessi benestanti) di “assorbire” il disagio sociale ed economico in una sorta di “buonismo laicista” con illusioni pericolose di una vita apparente fatta di gadget, di superfluo ed esteriorità. In questa realtà è ipocrita lamentarsi se bamboccioni deboli e cresciuti stressati da qualche genitore drogato di spot pubblicitari ammazzano ragazze che vogliono camminare sicure di notte (anch’io vorrei camminare sicuro nei boschi del mio Monferrato senza incontrare lupi affamati). Ma lasciamo perdere l’ignoranza collettiva che è molto più radicata e irremovibile di quella individuale e cerchiamo di riflettere sul tema difficile della tutela ambientale, ammettendo, senza timore, di non essere esperto in materia, ma cercando di usare quel buon senso che mi pare sia ormai diventato merce assai rara. Se da un lato abbiamo la manifestazione estrema di coloro che interrompono una Santa Messa per declamare passi dell’enciclica di Papa Francesco Laudato sii (cosa che manifesta una chiesa ormai allo sbando e non più Corpo di Cristo sulla terra), dall’altra troviamo il Presidente della Conferenza ONU sul clima a Dubai che si scaglia contro l’abbandono dei combustibili fossili (anche se forse costui ha già ritrattato: potenza del politicamente corretto). Per non essere subito censurato, premetto che, data la mia cultura e le mie convinzioni, parto da alcune premesse che possono non essere condivise e che esplicito subito (per i Padri della vera Santa Romana Chiesa erano i “preambula fidei”). In primo luogo, anche la natura soffre e geme con noi il peccato originale e aspetta la redenzione della seconda discesa del Cristo a giudicare il mondo (“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”). In secondo luogo, i danni all’ambiente naturale hanno cominciato a verificarsi da quando scienza e tecnologia si sono rivolte allo sviluppo capitalistico delle economie (prima in Europa e in America del Nord e ora nei restanti Continenti). In terza battuta non dobbiamo dimenticarci come molti esperimenti militari delle cosiddette superpotenze hanno silenziosamente, ma significativamente determinato conseguenze nefaste per determinati ambienti. Tutto ciò premesso, credo che l’idea oggi di interrompere con atti politici o giuridici una involuzione storica e mistica della nostra natura sia pura follia, a un passo dal ridicolo, sempre che non sia una manovra gattopardesca: “Tutto cambi perché tutto resti come prima”. Sono le idee semplici e a volte un po’ utopiche che possono far sì che l’Uomo riscatti almeno in parte il proprio peccato originale prima della seconda definitiva venuta di nostro Signore Gesù Cristo. Rendere verde il deserto è una di quelle utopie semplici, ma forse efficaci. Allora proviamoci, ma per favore non permettiamo che questa bella iniziativa cada nelle mani dei soliti politicamente correnti: la ridurrebbero a proposta di marketing per altro debito da far passare tra le loro mani. Recuperiamo piuttosto quel sano (patriarcale e matriarcale allo stesso tempo) buon senso dei nostri Padri e delle nostre Madri che costruivano case a misura di uomo, curandosi della natura in modo artigianale e rispettoso.
Ah! Dimenticavo: oggi anche questo buon senso rischia di essere “digerito” da un mondo dove il diavolo trasforma tutto a sua immagine e somiglianza perché: “Dio non fa mai una Chiesa, che il diavolo non ci pianti la sua cappella”

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