Novi Ligure (Franco Traverso) – Mio nonno mi ripeteva spesso che tutti i nodi vengono al pettine ma tutto ciò che non uccide rafforza. Ora bisogna vedere se le terribili batoste che Acos Spa (la multiservizi comunale novese che distribuisce acqua e gas) sta prendendo da un po’ di tempo a questa parte la porteranno nella tomba o la rafforzeranno. Dopo il caos di quest’estate con acqua inquinata che scendeva dai rubinetti dei novesi, i buchi nelle tubature per cui si continua a perdere il 50% dell’acqua distribuita dall’acquedotto, il disastro amministrativo che ha prodotto un crollo degli utili di oltre il 90%, siamo al “colpo di grazia” inferto dal Tribunale di Alessandria che ha negato a D’Ascenzi & C. i pretesi soldi chiesti a titolo di ristoro dei buchi a bilancio che avrebbe dovuto
rimborsare Amag Alessandria.
Facciamola semplice: Acos, che è un carrozzone gestito coi piedi nel quale lavora una pletora di incompetenti, incapaci e fannulloni che sono la maggioranza dei 400 dipendenti a libro paga (una volta il mio amico Giulio Andreotti chiamava certi carrozzoni “stipendifici” tanto cari alla sinistra), fa parte di Ato6, il consorzio dei Comuni, quasi tutti quelli della provincia di Alessandria e alcuni della provincia di Asti, che si occupano della gestione idrica del territorio, con soci Amag Reti Idriche Spa (Alessandria e circondario), Gestione Acqua Spa (Acos Novi Ligure e circondario) e Comuni Riuniti Srl (Belforte Monferrato e circondario). A un certo punto – siamo nel 2020 – il “romano de Roma” Mauro D’Ascenzi, “Deus ex machina” di Acos, per coprire i debiti s’è inventato – alla “Alberto Sordi Show” – la favoletta dei rimborsi, per cui Acos Gestione Acqua pretendeva di vantare dei soldi (qualche milioncino) dalla capogruppo Amag Alessandria che, ovviamente, ha risposto picche. E siamo finiti in tribunale che, proprio in questi giorni, ha chiuso la partita negando i rimborsi richiesti – poco più di 2 milioni di euro – per cui secondo il Tribunale di Alessandria Amag Reti idriche e Comuni Riuniti Belforte non devono nulla a Gestione Acqua. E i bilanci farlocchi saltano per aria con Acos che, al contrario di quanto raccontato da quei burloni di sindaco e assessori, con alla testa D’Ascenzi, è alla canna del gas. Infatti se sommiamo i 10 milioni “inventati” ai 1,5 milioni di credito nei confronti dell’Ilva – che non glieli darà mai – abbiamo un bubbone negativo di quasi 12 milioni di euro, con 400 dipendenti da pagare e la rete idrica da rifare. Un disastro atomico. Insomma, la famosa perequazione basata su un calcolo immaginato da Mauro D’Ascenzi non esiste. Questo ha decretato il tribunale. Gestione Acqua (Acos) in virtù di questa teoria diceva di vantare un credito di 2.375.000 euro solo per il 2020 e circa 10 milioni totali dal 2018. Tutto falso e, se anche fammo a fidasse, la balla, caro D’Ascenzi de Roma, non regge. Questo calcolo non esiste.
Ora cosa farà Gestione Acqua col suo presidente Stefano Gabriele?
Cosa farà l’Ad di Acos Risso che ha sempre dato per certa l’entrata di questa somma?
Per dirla alla romana, così chi deve intendere intende: “So’ c…zi da cagare…” per Acos e per il Comune di Novi Ligure.
Con questa sentenza il Tribunale ha sfatato un vero e proprio dogma da sempre sostenuto dal Pd novese e da qualche “spalleggiatore” come il Consigliere di Fratelli d’Italia Marco Bertoli (lui, sempre lui: a Melo’ che stai a fa’?) insieme all’ex vice presidente di Acos Spa Alessio Butti, anche lui di Fratelli d’Italia.
Per la precisione riportiamo sotto il ritaglio di un paio di articoli piuttosto “imbarazzanti” pubblicati sul foglio della Fca nel dicembre 2021.

