Con un po’ di tempo, navigando nel sito istituzionale del Comune di Alessandria si troverebbero oltre novanta regolamenti comunali, oltre a varie Consulte e Tavoli di multiforme configurazione e finalità. È successo un po’ quello che è successo al Parlamento e alla Commissione Europea negli ultimi anni: si sa, “l’appetito vien mangiando”, ma soprattutto permane il convincimento del tutto errato che più si disciplina qualcosa più si migliora il sistema di convivenza civile. È esattamente il contrario. Le ultime generazioni di politici e amministratori locali sono convinti di essere più intelligenti della media dei loro concittadini e, quindi, perfettamente in grado di guidarli. Aggiungo anche che molti di quei novanta regolamenti sono stati rivisti e modificati innumerevoli volte nel corso dell’ultimo decennio a riprova che non solo i pubblici amministratori si considerano più intelligenti dei concittadini, ma anche dei nostri Padri che forse, meno acculturati, ma certamente più saggi, nel poco delle parole ci facevano stare il molto della tradizione. Peraltro, il tutto è anche un’offesa a Nostro Signore che si è limitato a soli dieci comandamenti ridotti poi addirittura a due da Suo Figlio Gesù Cristo. Ora se il paragone tra i nostri politici e i loro concittadini già era un po’ azzardato, quello con la Trinità mi pare decisamente blasfemo. Gli è che sotto sotto, anche se non si dice o non si sa, la proliferazione regolamentare altro non è che un depauperamento dello homo sapiens e della nostra identità di creatura sciente e cosciente, responsabile di fronte al suo Creatore. Se lo dice il regolamento è come se non lo dicesse nessuno o lo dicessero tutti e quindi deresponsabilizza completamente. La degenerazione della filosofia illuminista (che per altri versi è stato un grande passo avanti culturale dell’umanità) è addirittura arrivata a definire i giudici “la bocca della legge”; esseri privi di raziocinio, buon senso ed esperienza umana. “Summus Ius Summa Iniuria” dicevano gli Antichi (somma giustizia somma ingiustizia). Peccato che il moltiplicarsi in misura esponenziale della complessità (e della stupidità aggiungo io) delle nostre contemporanee società civili ha reso impossibile codificare ogni singola situazione giuridica, ma i nostri politici e amministratori sono ben lontani dal capirlo. Altrettanto pericolosa s’è dimostrata la recente scuola di pensiero di regolamentare la cosiddetta “semplificazione” normativa e dei procedimenti. Risultato: si sono ulteriormente appesantite procedure in quanto solo gli stupidi non capiscono che per semplificare non si deve disciplinare, ma abrogare, cancellare tutte quelle disposizioni che riguardano dettagli e casi specifici. È proprio vero che: “il diavolo si annida nei dettagli”, mentre invece è stato detto da Nostro Signore Gesù Cristo: “Il vostro dire sia sì e no, il di più viene dal maligno” (Matteo 5, 33). A proposito: tra i novanta regolamenti non ho trovato l’unico che mio Padre teneva sempre nella credenza della cucina: il regolamento di polizia rurale del Comune di Alessandria degli anni sessanta, vera fonte di tradizione contadina quando fiumi e fossi si dovevano pulire regolarmente, gli alberi potare e controllare, e il tutto avveniva senza “solfe” degli Assessori che mai hanno preso in mano una zappa. Peccato che la Giunta regionale del Piemonte con una deliberazione del 2019 abbia approvato i requisiti minimi per i regolamenti comunali di polizia rurale, ma i nostri amministratori sono troppo impegnati a migliorare la nostra vita, regolamentandola.
L’eccesso di norme uccide la società ovvero: multitudo medicorum mors certa
