Spulciando il bollettino regionale del Piemonte si può reperire la deliberazione della Giunta n. 9-8182 dell’11 marzo con la quale si revoca l’incarico di Commissario straordinario dell’IPAB (Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza) “Asili Infantili di Alessandria”. Si tratta del famoso edificio che fino a non molto tempo fa ha ospitato abusivamente il collettivo femminile “Non una di meno”, poi ricollocato sotto mentite spoglie di Centro comunale d’incontro presso una struttura di proprietà comunale (la cosiddetta ex mensa Guala) in via San Giovanni Bosco. Certo è che il Commissario revocato, figlia della coppia Cuttica di Revigliasco – Barosini, non deve essere riuscita a convincere della sua bravura né la Giunta regionale di centro destra, né la nuova Giunta comunale di Alessandria di centro sinistra. A volte in Italia, anche i nostri politici riescono a mettersi d’accordo. La delibera, però, dice anche un’altra cosa: il Comune di Alessandria vuole procedere con l’acquisto dell’edificio ora in proprietà dell’IPAB avviata all’estinzione con le già magre casse comunali. Tra le righe si può anche e infine leggere che l’intenzione sia quella di far ritornare a casa (si fa per dire) il collettivo femminile ora precario nel quartiere Europa. Insomma, per dirla con Macchiavelli: “il fine giustifica i mezzi”. Il caso specifico, a prescindere dai peccati e dalle miserie umane, risulta emblematico come strumentalizzazione dei principi democratici occidentali e della loro conseguente crisi. I principi democratici, infatti, poggiano sulla necessità di stabilire le regole garantiste di imparzialità, trasparenza e buon andamento dello Stato e delle sue Istituzioni, senza una preordinata e pre – concettuale finalità di parte. Al contrario, quando la finalità di una parte politica illegittima (ossia senza una preventiva approvazione da parte dell’Organo democraticamente preposto) viene preordinata a tutta l’azione pubblica, se ne falsa l’imparzialità, la trasparenza e forse anche il buon andamento. Osservo ormai essere un errore dilagante quello di considerare la somma degli interessi privati di un territorio come l’interesse pubblico generale e particolare dello stesso territorio. Non è assolutamente vero. Gli interessi dei singoli quasi mai corrispondono con gli interessi collettivi pubblici. In altre parole, bisogna smetterla di fare l’interesse degli alessandrini e bisogna cominciare a fare l’interesse di Alessandria. I soggetti del terzo settore (ossia privi di finalità economico commerciali) pur meritori e degni della massima attenzione e tutela non devono e non possono prendere il posto delle istituzioni pubbliche. Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare la nostra società civile in un conflitto permanente di diritti teleguidati da maggioranze politiche contingenti e interessate, ancorché costituzionalmente tutelati, ma senza un luogo ove effettuare una corretta composizione democratica e un temperamento del tornaconto collettivo. In un mondo dove gli status sociali purtroppo non esistono più perché tutto e tutti sono in perenne cambiamento per sfuggire alle proprie responsabilità eludendo il concetto di verità derivante dalla filosofia greco – latina, addirittura Nostro Signore Gesù Cristo rischia l’emarginazione a favore di falsi dei orientali più politicamente disponibili ai peccati della modernità. In questo mondo fatto d’incertezza e di mille false credenze e superstizioni tecnologiche e televisive, persino il medioevo appare come un’era stabile e fatta di certezze dove le cose avevano il loro nome e le persone sapevano quale fosse il loro ruolo e il loro compito cercando, pur in un’epoca fatta di violenza e a volte di oppressioni, di elevare il loto status sociale e non di nascondersi dietro la continua instabilità.
Finiamola di fare l’interesse degli alessandrini e iniziamo a fare l’interesse di Alessandria
