Il 23 aprile dell’anno di Vera Grazia 2024, Santa Romana Chiesa ha commemorato San Giorgio, martire. Lo stesso giorno, gli alessandrini hanno commemorato la Fiera di San Giorgio, pur essa martire. Nulla in città che abbia fatto ricordare una delle più belle e importanti sue tradizioni. Da piccolo, i miei genitori mi portavano alle giostre (chiamate “baracconi”) che si svolgevano nello stesso periodo della fiera. Poi, oltre al consueto gelato a tre gusti del carretto ambulante della “ca’ Dorina”, mio padre mi prendeva per mano a visitare prima la fiera bovina e l’esposizione dei mezzi agricoli moderni che di lì a poco avrebbero sostituito i famosi Landini “testa calda” (quello vero non l’attuale segretario della CGIL) e poi i padiglioni (oggi “stand” in lingua barbara) con le ultime novità in fatto di prodotti per il consumo, la casa e l’impresa. Certamente, oggi quel mondo non c’è più e non è purtroppo più ripetibile, ma dimenticarsi completamente della tradizione è un gravissimo errore storico. Non mi si venga a dire che costava troppo, che il bilancio comunale non poteva più permettersi una cosa del genere, ma allora perché Floreale? Perché Mille Miglia storiche? Perché Librinfesta? Tutte manifestazioni che non sono costate? Non credo. Sicuramente la formula della San Giorgio avrebbe dovuto essere rivista, adeguata ai tempi ed è proprio questo che gli amministratori comunali degli ultimi 15 anni non sono stati capaci di fare. La Fiera, con la effe maiuscola di una città è quanto di più prezioso ci possa essere, dopo le celebrazioni del Santo Patrono, San Baudolino, anch’Egli ormai quasi completamente dimenticato; lo si ricorda solo perché è giorno di festa cittadina. Una città che dimentica la propria storia è condannata a non averne più e per Alessandria la cosa è ormai palese. Senza tradizioni non c’è futuro e si resterà avvinghiati nel turbine di mille manifestazioni (che di “evento” non hanno pressoché niente), di mille patrocini, di mille sorrisi di politici e amministratori, magari anche dotati di buona volontà e sentire genuino, ma senza capacità strategiche e operative. Se non si riuscirà a far rinascere le tradizioni del territorio, la storia raccontata un tempo davanti ai focolari e nelle stalle quando piazza Garibaldi era piena di talco per la famosa (ora non più) battaglia e la Cittadella era ancora incontaminata da tristi manifestazioni che nulla hanno a che vedere con essa, tutti i mille colori dell’effimero resteranno freddi e inutili, e non ci sarà neppure più la storica nebbia della piana a coprire le incapacità dei reggitori di Palazzo Rosso. Troppo individualismo, troppi interessi singoli hanno finito per infangare anche le strade migliori della città e sarebbe necessario smettere di fare gli interessi degli alessandrini e iniziare a fare gli interessi di Alessandria.
Alessandria e la… “Fiera Martire” di San Giorgio
