“Gli amministratori alessandrini dell’Alessandria Calcio si dimettono”. La notizia non sarebbe molto significativa data la scarsa incidenza dei dimissionari sull’andamento aziendale della società negli ultimi tempi. Se la stessa notizia la leggiamo, però, insieme ai più recenti avvenimenti (ugualmente negativi) della Centrale del Latte e di AMAG, il quadro che ne deriva merita un commento approfondito. La questione non riguarda le vicende calcistiche poiché nel mondo del calcio si alternano sempre giorni fasti e nefasti nel destino di una squadra, bensì attiene al momento particolarmente critico di una città. C’è il rischio di un declino economico che appare conseguenza non tanto della mancanza di capitali (Alessandria è ancora oggi una delle prime città italiane in fatto di risparmi), ma di incapacità imprenditoriali e scarsissima attrattività degli investimenti. La mancanza di un istituto di credito alessandrino ha determinato anche la fine di un’attenzione specifica alle imprese del territorio. In altre parole, quello che manca ad Alessandria è il potere. Potere economico, potere culturale, potere politico. Le decisioni che contano sono prese altrove e, quel che è peggio, la classe politica locale, cosciente o non, si atteggia a potentato locale senza avere la ben che minima discrezionalità decisionale. Bisogna cominciare a prendere coscienza della realtà di fatto, ma per farlo occorre evadere dal “politicamente corretto”, da quella sotterranea ma micidiale patina di perbenismo borghese che ha letteralmente rovinato la città negli ultimi trent’anni. Tra vittimismo assistenziale, superficialità sociale e provincialismo culturale, Alessandria è sprofondata ai margini del sistema economico nazionale. Alla deriva sono finiti la Cittadella, la battaglia di Marengo, lo scalo ferroviario. Recuperarli è fatica immane soprattutto in una provincia che tutto è tranne che solidale col proprio capoluogo. Basta osservare lo stemma della Provincia, composto da tanti piccoli stemmi dei centri zona, per comprendere che neppure lì s’era d’accordo per un’araldica unica. Figurarsi pensare ad Alessandria come capitale del Monferrato! D’altronde neppure un grande come Umberto Eco è riuscito a conquistare i cuori della sua città “sorda e grigia”. Per fortuna di tutti in città non c’è neppure l’ombra di un possibile dux locale, anche se il consiglio comunale già appare pronto per diventare un “bivacco di manipoli”. Il rischio è che quel che resta sia veramente poco: “Il resto di niente” per dirla con Eleonora de Fonseca Pimentel, protagonista dello storico romanzo di Enzo Striano (1927 – 1987).
Lo “Sfascio Grigio” di una città grigia e moribonda… col “Resto di niente”
