Alessandria (Andrea Guenna) – Li sopportiamo solo perché hanno dato all’Italia due patrioti: Giuseppe Mazzini e Goffredo Mameli, ma per il resto (perfino Cristoforo Colombo non era di Genova ma di Ricaldone in provincia di Alessandria) dei genovesi e di Genova, del suo porto, dei suoi caruggi e quant’altro, potremo farne a meno. Anzi, per quello che vale, la offriremmo gratis molto volentieri ai francesi che, dopo la Corsica e Nizza, potrebbero “papparsi” anche Genova. Una città (ormai un paesone di scemi che credono di essere furbi che conta 400.000 abitanti) abitata da saccenti cafoni, sbruffoni, pelandroni, nullafacenti mantenuti dallo Stato, bagasce, teppisti e ladri (al porto di Genova spariva di tutto per cui qualcuno mezzo secolo fa ha pensato all’interporto di Rivalta Scrivia – Tortona) che non è in grado neppure di gestire un porto straordinario che il
Padreterno le ha regalato e che i genovesi hanno distrutto.
In questo disastroso contesto ligure (solo La Spezia si salva perché è metà toscana) si viene a sapere che Alassio è la località con le spiagge più care d’Italia. A dirlo una classifica redatta da Altroconsumo che ha diffuso i dati nazionali che annunciano un rialzo medio dei prezzi di circa il 4% per un’analisi che ha preso in esame 10 località, analizzando 211 stabilimenti. I prezzi di Alassio sfiorano i 400 euro alla settimana. Il panorama poco edificante per la Liguria prosegue col giudizio secondo cui la Regione sarebbe quella con meno spiagge libere d’Italia. Una legge regionale prevedrebbe che le spiagge libere e libere attrezzate debbano essere almeno il 40%, ma secondo i dati, la soglia in alcuni Comuni arriva a malapena al 20%. Ora è chiaro perché quel “genio” di Giovanni Toti, prima di essere eletto governatore della Liguria, affermava convintamente che Novi Ligure fosse in Liguria.
Quella di Alassio è la spiaggia più cara d’Italia
