“Dagli amici mi guardi Iddio che dai parenti mi guardo io”. Così recitava il principe Antonio De Curtis (in arte Totò) in uno dei suoi tanti film. Se è difficile fare il Sindaco di Alessandria, molto di più lo è farne le veci. Sì, perché da decenni, i vicesindaci di Alessandria non hanno mai avuto vita facile. Ripensate ai rapporti tra Piercarlo Fabbio e Paolo Bonadeo, tra Maria Rita Rossa e Oria Trifoglio, tra Gianfranco Cuttica di Revigliasco e Davide Buzzi Langhi, tra Giorgio Abonante e Maria Enrica Barrera. Gli è che il ruolo del vice può essere interpretato in tanti e diversi modi. Chi lo interpreta in modo alquanto riduttivo e ne ammette l’attività solo in caso di assenza o impedimento del titolare, chi, al contrario ritiene che sia un vero e proprio alter ego del numero uno sempre in carica anche quando quest’ultimo è saldamente al suo posto. Gli antichi romani (popolo intelligente) durante la Repubblica eleggevano due consoli che a turno governavano in tempo di pace a giorni alterni (suggerimento interessante anche per la città di Alessandria che, tra le due cariche, pace non trova da tempo immemore). Sarà per gelosia personale che in politica è antica quanto il mondo (chiedete a William Shakespeare che ne sapeva qualcosa), sarà per la sindrome de “l’uomo solo al comando” che prima o poi colpisce tutti quelli che saprebbero cosa fare ma finiscono per accusare tutti gli altri che impediscono loro di farlo. Ora tocca a Giovanni Barosini, vicesindaco che proprio nuovo di pacca non è. Praticamente un lupo travestito da pecora in mezzo al gregge: poveri cani pastori (incarnati da quel brav’uomo dell’assessore Michelangelo Serra). Greve sarà il loro compito, sempre ammesso che il pastore delle pecore non sia un falso pastore di evangelica memoria. Purtroppo miopi appaiono i guardiani: a partire dal PD e dal M5S che per un “piatto di lenticchie” hanno svenduto un assessorato; miopi appaiono i consiglieri comunali, soggetti frustrati da un lavoro ingrato, sempre alla ricerca di un posto più remunerativo e per il quale di denari ne bastano molto meno di trenta; miopi appiano i consiglieri di minoranza che accusano gli avversari con ferocia di plagio perché operano esattamente come hanno operato loro.
Al sindaco Abonante, che leggendo la composizione della nuova Giunta e le deleghe ripartite a mo’ di mazzo di carte, sembra emulare il famoso ordine “facite ammuina”, si possono fare solo gli auguri di un buon lavoro perché Alessandria ne ha bisogno ma, per carità, che non gli venga in mente di regalare a Barosini quello stupendo romanzo dal titolo “I viceré” di Federico De Roberto (1861 – 1927); non ne ha bisogno per dimettersi qualche settimana prima delle prossime elezioni. Sa già come fare.
Nella miopìa generale nasce la nuova giunta comunale
