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Riflessioni di Jacopo Bellingeri

Alessandria, chi sei, da dove vieni, dove vuoi andare?

31 Agosto 2024 REDAZIONE Riflessioni di Jacopo Bellingeri 137

Alessandria, chi sei, da dove vieni, dove vuoi andare?

Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla. Solo che se la prima volta finisce in tragedia, la seconda si trasforma in farsa. Mi riferisco al fatto che la città di Alessandria continua a non sapere da dove proviene la sua storia e chi non sa da dove viene, né chi è, certamente non saprà mai più dove andare. Alessandria fu fondata dall’intelligenza e dallo spirito di sacrificio dei templari che ne fecero un importante centro artigianale e commerciale (con l’Ordine degli Umiliati) e un vero e proprio lazzaretto per malattie tropicali dove arabi ed ebrei venivano curati. Negli ultimi due secoli, dopo la caduta dell’impero napoleonico, la classe dirigente alessandrina ha sistematicamente revisionato la storia patria inventando una povera storiella fondativa ripetuta per decine di altre città. La conseguenza oggi è tragica: lo scalo ferroviario abbandonato da decenni e i fiumi senza sufficienti ponti non hanno più permesso il commercio e l’artigianato. Il rischio idrogeologico e l’inquinamento del polo chimico hanno trasformato una città dove si guariva in una città dove ci si ammala. Si è addirittura arrivati a schernire i veri Fondatori sostenendo che templari furono anche alcune donne. Senza ricchezza finanziaria prodotta il Comune e la Provincia sono finiti, rispettivamente, in dissesto e in pre – dissesto. Ci si meraviglia se sono tornate le zanzare o se i principali inquinanti (PFAS e Cromo esavalente) sono anche nell’aria; se i treni dei turisti non fermano in città o se l’erba cresce più degli investimenti strutturali. Tutto ciò accade quando un popolo, un paese o una razza perdono la loro capacità raziocinante e il loro senso critico. Scrisse il grande Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936) che da quando l’uomo ha smesso di credere in Dio ha cominciato a credere a tutto. In Alessandria si è creduto persino a finanziari truffaldini pur di non salvare la storica squadra di calcio e a parolai dell’industria che hanno fatto fallire la storica Centrale del Latte. “Scripta manent, verba volant” (le parole volano, gli scritti rimangono) dicevano i nostri saggi Padri, ma in Alessandria tutto ciò che è tradizione o conservazione deve essere combattuto. Eppure non c’è nulla di più vecchio dell’ultima moda che subito passa e non lascia traccia dietro di sé. Così si corre dietro alla vacca che sconfigge l’Imperatore, come alle follie degli archistar Daniel Libeskind o Richard Meier. Si finanziano ricchi e snob possessori di auto d’epoca, come musei senza visitatori lasciando in difficoltà le poche vere testimonianze storiche rimaste in piedi (Marengo, tinaio degli Umiliati) dopo averne abbattuti altri (leggasi ciminiera di Borsalino e storico ponte della Cittadella). Spero che la farsa oggi possa essere sufficiente e che la storia smetta di ridere di Alessandria, ci si cosparga, finalmente, il capo di cenere come fece tutta la città di Ninive alla predicazione di Giona e si abbia il coraggio di rispondere finalmente alla domanda: da dove veniamo? Chi siamo? Ninive era una delle prime città fondate dopo il diluvio universale e – caso eccezionale – i suoi abitanti ascoltarono la profezia di Giona e la città si salvò in quaranta giorni. Chissà se Alessandria ce la può fare in poco più di due secoli.

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