Torino – La Sanita Piemontese è nel caos: per un intervento chirurgico si attendono mesi, nell’amministrazione è il caos, per una visita ci si prenota ma poi per essere chiamati si attendono ore. Insomma non funziona niente, i medici sono pochi e a gestire l’ospedale ci sono incompetenti messi lì per meriti politici, a cominciare dagli stessi assessori. Siamo un po’ come nell’esercito degli anni cinquanta e sessanta quando mettevano i cuochi a guidare i camion e i camionisti in cucina. I sindacati in questi giorni hanno contestato duramente i medici alla Regione, mandando su tutte le furie l’assessore Federico Riboldi, tanto da spingerlo a rompere il silenzio sul caso Città della Salute. È quello in cui si suggerisce che dietro alla sfiducia del Grattacielo nei confronti di Thomas Schael, Commissario della Città della Salute e della Scienza di Torino, non ci sia la condanna per condotta antisindacale ma si celino logiche di opportunità e convenienza estranee alle priorità assistenziali. La triste vicenda dimostra che, in assenza di una solida autonomia politica, l’assessorato possa essere esposto a pressioni e condizionamenti che poco hanno a che vedere col bene del servizio sanitario pubblico. Schael ha litigato con tutti: primari storici dell’azienda ospedaliera, con le strutture della sanità privata che certo il manager tedesco non ha trattato con i guanti bianchi sull’intramoenia allargata. Schael è ormai anche formalmente sfiduciato, ma in assenza di un atto ufficiale rimane in carica. E dagli ultimissimi provvedimenti non pare avere alcuna intenzione di dimettersi.
Sanità piemontese nel caos: nervi a fior di pelle tra sindacati e l’assessore Riboldi per “il caso Schael”
