Genova – Il 2 settembre è prevista la visita del ministro Urso a Genova, e il 15 è l’ultimo ultimo giorno utile per la presentazione delle offerte vincolanti all’per l’acquisizione del gruppo ex-Ilva, con la possibilità di manifestare interesse anche solo per i compendi del sud e del nord o per singoli stabilimenti. Secondo i sindacati gli spazi di Cornigliano sono destinati alla siderurgia, che va rilanciata alla luce delle ipotesi di pianificazione del nuovo bando di gara. Valorizzando quello che c’è, la latta e la banda stagnata, e pensando a un forno elettrico, alimentato dal preridotto, che sostituisce il rottame, in grado di diversificare la produzione e dare un grado di ampia autonomia al nord. Al centro di tutta l’operazione, ovviamente, c’è la decarbonizzazione totale di Taranto con la costruzione di 3 forni elettrici che, uniti a quello genovese, potranno assicurare a pieno regime una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio. Ma la presenza di un forno elettrico nel capoluogo ligure permetterebbe l’autonomia produttiva di tutto il compendio del nord con la possibilità per Genova di rafforzare la presenza sul mercato della latta e della banda stagnata, una produzione che è il fiore all’occhiello di Cornigliano, ma che necessita di quegli investimenti che negli anni non sono stati fatti. Genova ha molte potenzialità anche se mancano degli elementi fondamentali per la chiusura della trattativa in corso: la decarbonizzazione su Taranto e l’aspetto dei tempi. Dal ministro si attendono garanzie che riguardino le aree e la parte a caldo, ma anche che, indipendentemente dagli investitori, lo stato resti in partita per garantire il rilancio del gruppo siderurgico più grande d’Europa. Il governo non si può sfilare ma deve rimanere nell’azionariato.
