Genova – Il Comitato No Forno Elettrico non parteciperà all’incontro col Ministro delle Imprese Adolfo Urso previsto per il prossimo 2 settembre. Era stato previsto dal Governo per confrontarsi sull’ipotesi di rilanciare la lavorazione a caldo nell’impianto di Cornigliano all’interno del piano del governo di rilancio e vendita delle acciaierie Ex Ilva.
A comunicarlo gli stessi coordinatori del comitato – Daniela Malini, Dana Ghiaccio, Roberto Senesi, Alessandra Penzo – che in una lettera aperta hanno risposto al Ministero, Regione Liguria e Comune di Genova: “Come già espresso nella nostra lettera del 24 agosto alle Istituzioni, riteniamo che un reale coinvolgimento dei cittadini non possa ridursi a momenti formali privi delle informazioni fondamentali – scrivono – Senza dati tecnici, epidemiologici e ambientali adeguati, un confronto avrebbe soltanto l‘effetto di simulare una partecipazione, senza consentire decisioni realmente consapevoli.
A Cornigliano, inoltre, da dopo la dismissione dell’impianto a caldo mancano centraline di monitoraggio ambientale: lo ha confermato Arpal, precisando che non sono mai state ripristinate. È un vuoto gravissimo, che priva cittadini e istituzioni di dati indispensabili per valutare l’impatto sanitario e ambientale di nuove attività industriali – continua la nota – Il quadro sanitario, già oggi, è preoccupante: al 2020 sono stati registrati eccessi di mortalità statisticamente significativi in nove quartieri genovesi – tra cui Cornigliano – pari a 293 decessi in più all’anno rispetto al valore atteso. Questi dati, pur non costituendo da soli una correlazione diretta, richiedono analisi approfondite e azioni preventive.
A Genova – si legge ancora nella lettera aperta dei sindacati – non esiste nessun processo siderurgico da decarbonizzare, poiché non vi sono più altiforni o impianti analoghi. L’eventuale costruzione di un forno elettrico equivarrebbe a riportare la città alla lavorazione a caldo dopo vent’anni dalla sua dismissione. Per queste ragioni non parteciperemo all’incontro del 2 settembre. La nostra posizione resta ferma: il dialogo con le istituzioni deve fondarsi su dati trasparenti, completi e indipendenti, nell’interesse della salute pubblica e del futuro di Genova”.
