Ivrea (TO) – Sono passati due anni – era il 30 agosto 2023 – dalla tragedia che costò la morte di cinque operai: Kevin Laganà, Giuseppe Saverio Lombardo, Michael Zanera, Giuseppe Aversa e Giuseppe Sorvillo in tre drammatici e fatali secondi quando per fermare il convoglio che ha investito le vittime ne servivano 50. Finalmente sembra che la verità in questi giorni venga a galla: un documento inedito, presente negli atti dell’inchiesta della procura di Ivrea, analizza la scatola nera del treno che uccise i cinque lavoratori di Sigifer, ditta appaltatrice esterna di Rfi. Ciò dimostra che la strage sui binari di Brandizzo non poteva in nessun modo essere evitata dal macchinista, a causa di una curva cieca che non gli consentì di vedere gli uomini sulle rotaie. L’impatto avvenne in appena tre secondi: per fermare il treno ce ne volevano almeno cinquanta. L’esame dei consulenti tecnici rivela che una frenata a giusta distanza era impossibile perché per arrestare il treno prima del punto in cui i binari erano occupati sarebbero serviti quasi 1300 metri — riporta il documento — pertanto, la manovra di frenatura di emergenza sarebbe dovuta iniziare molto prima della curva. Il macchinista ha attivato il freno circa 135 metri prima del momento dell’impatto e che da quel momento sono passati solo tre secondi. Per poter fare arrivare il treno dai 160 chilometri orari a velocità zero, infatti, sono stati necessari circa 1250 metri e più di cinquanta secondi. Inoltre le verifiche di tipo informatico sul convoglio hanno accertato che i sistemi elettronici e di guida del treno hanno funzionato con estrema precisione. L’unico problema è che i lavori furono svolti senza interrompere la circolazione sul binario. Sul rapporto si lgge ancora: “I binari erano impegnati da operai che non potevano lavorare senza il via libera”. Quella sera c’erano altre duepersone, unici sopravvissuti e tra i principali indagati: Antonio Massa, capo tecnico di Rfi e Andrea Girardin Gibin, caposquadra di Sigifer. Per la procura coordinata da Gabriella Viglione era prassi diffusa “effettuare lavori di manutenzione in violazione dei protocolli interni”. La presenza di una curva rendeva illuogo ancora più pericoloso. Alla fine gli indagati sono 24: 21 fra amministratori e tecnici di Rfi, Sigifer e Clf e le tre società. La contestazione è omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il macchinista è considerato parte offesa: non guida più i treni a causa delle conseguenze psicologiche subite.
