Roma – Oggi, col deposito delle firme in Cassazione, entra nel vivo la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia. E l’Unione delle Camere Penali lancia il Comitato per il Sì alla legge costituzionale sulla separazione delle carriere voluta dal governo Meloni.
Con il deposito in Cassazione delle firme necessarie all’indizione del referendum, è partita ufficialmente la campagna per la consultazione sulla riforma della giustizia. E dopo l’inaugurazione del Comitato per il No da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati, anche il fronte dei favorevoli al ddl Nordio si organizza, con il lancio da parte dell’Unione delle Camere Penali del Comitato “Vota Sì è Giusto”. Uno slogan che ribalta quello scelto dall’Anm: “È Giusto Dire No”.
“Questa riforma è figlia nostra, porta la nostra impronta genetica”, ha detto il presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli nel corso della conferenza di presentazione del simbolo del Comitato, rivendicando una battaglia di 30 anni dei penalisti italiani per la separazione delle carriere. Tra le personalità che hanno aderito all’iniziativa, la Radicale Rita Bernardini e Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora.
Le ragioni del Sì alla riforma della Giustizia
Le Camere Penali hanno anche elaborato un decalogo, per sostenere le ragioni del Sì al ddl Nordio. Su uno dei punti più dibattuti della riforma, la cosiddetta separazione delle carriere, il segretario della Ucpi Rinaldo Romanelli – pur ammettendo che il tema interessa ormai marginalmente il passaggio di funzione tra giudice e pm – ha sostenuto come la norma sia necessaria per dividere le strutture organizzative fra magistratura giudicante e inquirente, perché: “per essere terzo il giudice non può condividere ‘la stessa casa’ con il pubblico ministero. Da questo punto di vista l’Italia è un assoluta anomalia tra le democrazie moderne. La condivisione di giurisdizione è tipica dei regimi autoritari”.
Nasce il Comitato per il Sì alla riforma Nordio
