Alessandria – Mezzo milione di euro sottratti all’accoglienza dei migranti e un sistema familiare che usava due enti come vasi comunicanti. E’ la fotografia scattata dalla Corte dei Conti del Piemonte su Social Domus e Social Service, guidate da Anna Pagella, dal marito Marco Ciravegna, e dal figlio Gabriele, condannati a restituire oltre 500 mila euro alla Prefettura di Alessandria. Secondo la sentenza la Social Domus avrebbe gonfiato i costi dei servizi affidati alla società parallela Social Service. Per anni la Social Domus ha gestito oltre trecento posti nei Cas della Provincia, collaborando con amministrazioni, Prefettura e servizi territoriale. Nella sentenza la voce più pesante riguarda pulizie, manutenzioni e sanificazioni: oltre 141 mila euro di sovrastrutture stimate. Sullo sfondo c’è un precedente processo penale, mai arrivati al dibattimento, concluso con un patteggiamento per reati fiscali. Quell’accordo è stato uno degli elementi da cui ha preso avvio l’indagine contabile, insieme alle dichiarazioni raccolte dalla Guardia di Finanza. La difesa, guidata dall’avvocato Francesco Dal Piaz, ha contestato integralmente l’impianto accusatorio, rivendicando la piena legittimità dei servizi effettuati . Una linea che non ha convinto il collegio secondo cui “le risultanze appaiono coerenti e compatibili” con l’ipotesi di sviamento sistematico delle risorse pubbliche. Intanto l’avvocato Dal Piaz valuta il ricorso alla Corte centrale d’appello a Roma. Ma la sentenza lascia già un segno pesante: più 500 mila euro da restituire allo Stato e una gestione che la Corte definisce segnata da gravi irregolarità e dall’uso distorto dei fondi pubblici.
