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Secondo Greenpeace da sola l’ex Solvay ha emesso in 16 anni più della metà dell’inquinamento italiano da gas fluorurati

9 Dicembre 2025 REDAZIONE PRIMO PIANO 124

Secondo Greenpeace da sola l’ex Solvay ha emesso in 16 anni più della metà dell’inquinamento italiano da gas fluorurati

Spinetta Marengo (AL) – Greenpeace Italia ha analizzato i dati del registro europeo da cui risulta che tra il 2007 e il 2023, il 76% delle emissioni nazionali di questo tipo sono prodotte in Piemonte. Gli inquinanti eterni sono anche nell’aria. E se il 60% di tutte le emissioni di Pfas nell’Unione Europea sono dovute ai gas fluorurati (la maggior parte dei quali sono proprio sostanze sono proprio sostanze poli e perfluoroalchiliche), l’epicentro di questo tipo di inquinamento è il Piemonte. Tra il 2007 e il 2023, infatti, il 76% delle emissioni italiane di F-gas (quindi su un totale di 3.766 tonnellate rilasciate) è stato prodotto in quest’area, soprattutto nel Comune di Alessandria, dove – a Spinetta Marengo – ha sede la Syensqo (ex Solvay), unica industria chimica italiana che produce ancora Pfas. Il restante 24% è in larga parte attribuibile alle industrie localizzate in Veneto (in particolare nella zona di Venezia), Lombardia e Toscana. Sono i risultati dell’ultima inchiesta dell’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, che ha analizzato i dati del Registro europeo Pollutant release and transfer register (Prtr), in cui sono raccolti i valori delle emissioni di oltre 4mila stabilimenti industriali italiani. Il gruppo industriale ex Solvay ha emesso da solo, nell’arco di sedici anni, più della metà dell’inquinamento italiano relativo a questi composti. Proprio a Spinetta Marengo ha sede l’unica industria chimica italiana – la ex Solvay, oggi Syensqo – che produce ancora Pfas, per la quale il Tar del Piemonte ha dato ragione al Circolo Legambiente Ovadese Valli Stura e Orba, che ha ottenuto la documentazione sulle emissioni finora negata con giustificazioni di segreto industriale. In Italia, si ricorda, non esiste ancora una legge che vieti la produzione e l’utilizzo di Pfas, anche se di recente sono stati fatti diversi passi avanti per quanto riguarda i limiti per le acque potabili, ma rispetto ai gas fluorurati non esiste nessuna norma nazionale che stabilisca un tetto alle emissioni. Le uniche regole sul tema sono contenute nel Regolamento europeo F-Gas del 2014, aggiornato nel 2024, che stabilisce la progressiva riduzione dell’utilizzo di gran parte di queste sostanze entro il 2030. Secondo il regolamento, però, spetta agli Stati membri l’organizzazione dei controlli e la definizione di sanzioni penali ed amministrativo. “Come si evince chiaramente dalla classifica degli stabilimenti per valore di emissione, quello di Spinetta Marengo è responsabile delle più importanti emissioni di F-gas a livello nazionale” fa sapere Greenpeace. Nel 2023 ha generato il 55% dell’inquinamento italiano legato ai F-gas. “Il residuo 45% di queste emissioni – spiega l’one – è ripartito tra diversi gruppi e realtà industriali, tra cui in prima linea Versalis, il braccio ‘chimico’ di Eni. In alto, nella classifica troviamo anche Lfoundry, Alkeemia e STMicroelectronics”. Stando alle elaborazioni realizzate da Greenpeace Italia, il primato dell’ex Solvay rispetto a tutte le altre aziende che emettono F-gas dura da molto tempo: “Questo gruppo industriale ha emesso da solo, nell’arco di sedici anni, più della metà dell’inquinamento italiano relativo a questi composti”.

 

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