Torino – La capitalizzazione complessiva delle 26 aziende piemontesi quotate nel 2025 è salita da 147,15 miliardi di euro a fine 2024 a 176,02 miliardi nel 2025, con un aumento del 19,6%. Per questo il Piamonte in Borsa risulta davanti a mercati di primo piano come l’S&P 500 di New York (+16,1%) e in linea coi grandi listini europei, superando molti indici di riferimento mondiali.
Il quadro cambia se si guarda sotto la superficie. La variazione mediana dei titoli piemontesi nel 2025 è stata appena dello 0,4%. «Se un investitore avesse dato pari peso a ciascuna azione, senza tener conto della capitalizzazione, alla fine dell’anno non ci sarebbe stato proprio nulla da festeggiare», scrive Russo. Intesa Sanpaolo, che ha la sede legale a Torino, è cresciuta del 53,5%, superando i 102 miliardi di capitalizzazione, mentre cala il comparto dall’automotive, con i -7,5 miliardi di Stellantis e i -3,5 miliardi di CNH, mentre Iveco Group ha quasi raddoppiato il proprio valore grazie a un’acquisizione. Tinexta che ha segnato un +88,4%. Sogefi ha guadagnato il 67,4% e Centrale del Latte d’Italia il 75%. Buzzi è salita del 44,6%, arrivando a 9,4 miliardi di capitalizzazione, Ermenegildo Zegna +30,2%, Iren +29,3% cresce nonostante i prezzi del gas siano tornati ai livelli di due anni fa.
Tutto ciò mentre DiaSorin ha perso il 36,6%, Pattern -30,6%, Compagnia dei Caraibi -31,3% e Reply ha ceduto il 25,2% pur operando in un settore che nell’economia reale continua a espandersi.
Stellantis ha chiuso con un -20,7%, portando la capitalizzazione a circa 29 miliardi.
Da questo quadro si capisce che il Piemonte finanziario marcia a due velocità: da un lato grandi gruppi e alcune medie realtà capaci di attrarre capitali e crescere, dall’altro imprese più piccole o legate a comparti tradizionali che faticano a restare visibili agli investitori.
Molte aziende piemontesi sono in crescita e la Borsa le premia
