Casale Monferrato (AL) – Il tempo gioca a favore di Stephan Schmidheiny nel “Processo Eternit” per cui la Cassazione, accettando il ricorso della difesa, ha rimandato tutto in Corte d’Appello mentre la prescrizione sta avvicinandosi. La quarta sezione della Corte di Cassazione ha deciso di rimandare ancora una volta alla Corte d’Assise d’Appello di Torino la sentenza che aveva condannato a 9 anni e 6 mesi Schmidheiny per 91 omicidi colposi legati all’amianto, dai 392 contestati all’inizio del procedimento. Il motivo della Cassazione è la mancata traduzione in lingua tedesca (quella dell’imputato) della sentenza torinese. Per la difesa l’assenza di una versione tradotta lede il diritto di difesa. Diversa la posizione della Procura generale in Cassazione. I sostituti procuratori generali Paolo Andrea Maria Fiore e Antonietta Picardi, sia nella memoria depositata nei giorni scorsi sia nella discussione in aula, avevano chiesto l’inammissibilità di tutti i motivi del ricorso. La domanda sorge spontanea quzndo ci si chiede come ha fatto Schmidheiny a lavorare a Casale per decenni dove parlano tutti italiano? Ora questo rinvio pesa: non solo sul calendario giudiziario ma anche sulla memoria di una comunità che da decenni attende giustizia.
Il “Processo Eternit” riparte, la Cassazione accetta il ricorso, ora si torna in Appello: il tempo passa e la prescrizione incombe
