di Giusto Buroni – Le dichiarazioni di guerra e le conseguenti aggressioni e ritorsioni sono sempre giustificate negando o deformando (a volte ignorando) evidenze, che potrebbero invece essere usate per migliorare l’efficacia delle trattative e arrivare a soluzioni pacifiche. Nell’attuale guerra iniziata con l’aggressione degli USA all’Iran col pretesto di “dare una mano” a Israele, s’è fatto ricorso all’ormai abusato argomento di “impedire all’Iran di produrre Uranio Arricchito in qualità e quantità sufficienti a produrre una o più bombe atomiche che, se anche avessero solo la potenza di quelle usate dagli Americani nell’agosto 1945 per sterminare gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki, basterebbero a spegnere, se sganciate in qualunque parte della regione, i bollenti spiriti di tutti gli Stati Mediorientali e forse anche di India e Pakistan. Dato che di prototipi sperimentali come quelli non se ne producono più da 70 anni, ma la ricerca sulla bomba atomica non si è mai arrestata, si può immaginare quanto più potenti siano le bombe delle più “moderne” linee di produzione (che fra l’altro si sono sviluppate in un’altra decina di Stati oltre agli originali USA e URSS). E per fortuna sono stati stipulati nel frattempo vari trattati che, ammesso che siano stati rispettati, hanno rallentato, ma non arrestato, la “ricerca scientifica e tecnologica” di quei prodotti. Inoltre, tutti (politici e “scienziati”, soprattutto) fingono di ignorare che parallelamente alle bombe “atomiche” fin dagli anni 40 del secolo scorso si incoraggiarono gli studi per le centinaia di volte più potenti (!) “Bombe Termonucleari” (o “all’Idrogeno”), che sono il vero motivo per cui i Paesi Nuclearizzati firmatari dei trattati di non proliferazione di Bombe Atomiche hanno accettato docilmente e disciplinatamente le regole (e i controlli relativi) imposte dall’IAEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la quale, a quanto sembra, non ha mai prestato troppa attenzione agli sviluppi, in vari Paesi del Mondo, della Bomba H (la succitata Bomba all’Idrogeno), che così procedono speditamente, mascherate da “Ricerche sulla Fusione dell’Idrogeno” con ricche sovvenzioni statali, in USA, Russia e Cina e forse in altri “insospettabili” Paesi, come UK e India. Si noti che l’eliminazione dell’aggettivo “nucleare” dopo la parola “fusione” ha semplificato molto (e continua a facilitare) i processi di approvazione delle attività di ricerca e sviluppo (e finanziamento) nel settore della Fusione Nucleare, spacciata al pubblico come “Produzione di energia pulita e inesauribile (?) per uso civile”.
Le balle dell’Intelligence
Tornando però alla chiacchierata “Arma Nucleare” degli Iraniani (l’ennesimo nome appioppato ai modelli correnti di bombe “tipo Hiroshima e Nagasaki”, che ormai riempiono gli arsenali di troppi Paesi del Mondo) è assurdo, ipocrita e colpevole, impedire ai gestori dei Mass Media di segnalare agli esperti della materia (e di conseguenza al pubblico non competente, ma destinato a subire inerme e inconsapevole gli effetti di qualunque guerra da chiunque venga innescata) un’enorme contraddizione nelle argomentazioni che ormai usano tutti i “potenti” (dallo strafottente Trump alla nostra ingenua e sprovveduta Giorgia Meloni, mal supportata da Pichetto Fratin e abbandonata da Crosetto) per non condannare decisamente la guerra mossa da USA e Israele all’Iran. Praticamente tutti dicono: “l’Iran faccia quello che vuole in casa propria, ma non si permetta di perseguire la realizzazione dell’Arma Nucleare”. E Trump giura di essere intervenuto con decisione e urgenza, non tanto perché in due settimane il governo iraniano aveva massacrato 30.000 innocenti e già tartassati cittadini, ma perché l’”Intelligence americana” lo aveva avvertito che entro una sola settimana l’Iran avrebbe avuto a disposizione un decina di Bombe Atomiche alimentate con Uranio Arricchito al 60%, prodotto dai suoi impianti “clandestini”, da anni sorvegliati a vista dagli ispettori, e nascosto così bene da sfuggire alla caccia degli agenti segreti che vorrebbero, chissà come, “distruggerlo”.
A questo proposito ricordiamo brevemente che l’Uranio cosiddetto Naturale è costituito principalmente da due isotopi (diversamente radioattivi e fissionabili): il 235, per lo 0,7%, e il 238 per quasi tutto il rimanente. Purtroppo il più scarso è anche il più “vivace” e conveniente da usare in applicazioni civili o militari per la produzione (a relativamente buon mercato) di forti quantitativi di energia. Si è dovuto quindi escogitare un processo industriale, complesso e costoso, per aumentare la percentuale di U235 rispetto a quella “naturale” e il processo si basa su “centrifugazioni successive”, come da secoli si fa, più facilmente, per separare l’oro (dei corsi d’acqua) dalle scorie che lo accompagnano (che però sono molto più leggere dell’oro di quanto non sia l’U235, che è solo l’1,2% più leggero dell’U238). Senza entrare in ulteriori particolari, è intuitivo che quanto più a lungo e più spesso il materiale (polverizzato) viene centrifugato e separato, tanto più alta sarà la quota di U235 rispetto a U238 in uno dei due gruppi. Insomma, con la stessa tecnologia si ottengono “abbondanze” differenti dei due isotopi. Quindi anche qui Trump mente quando afferma di “avere annientato la capacità dell’Iran di arricchire l’Uranio”, perché, non avendo distrutto gli impianti, l’ha “solo” rallentata. Dunque Il prodotto utile che si ottiene con questo procedimento si chiama sì Uranio Arricchito, ma la sua “pericolosità” o “efficacia bellica” dipende molto dalla percentuale di isotopo 235, e la sua “ricchezza” dal punto di vista finanziario non è proporzionale a tale percentuale. Per la cronaca, la parte di Uranio che alla fine si trova con meno isotopi 235 rispetto al naturale non è altro che il famigerato Uranio Impoverito: un metallo (non molto radioattivo) molto più duro e pesante del Piombo e quindi più del Piombo adatto a fabbricare proiettili e corazze (per mezzi blindati), oltre che fermacarte, contrappesi e pesetti per lenze.
La pace costa meno della guerra
Tornando allora nuovamente all’aggressione dell’Iran da parte di USA e Israele, sono decine di anni che gli esperti della IAEA (International Atomic Energy Agency, diretta dall’italiano Grossi), che pure hanno avuto accesso agli impianti di arricchimento iraniani (come a quelli di tutti gli altri Paesi che dichiarano di volere “lavorare” l’Uranio per uso esclusivamente civile), assicurano al mondo intero che per fare una centrale atomica per uso civile (energia elettrica, ma anche p.es. elettrolisi per produrre idrogeno) basta usare uranio arricchito al 10% mentre per la Bomba l’arricchimento deve superare il 90% e sono da considerare potenziali “nemici degli USA” tutti quei Paesi (in particolare anche Corea del Nord) che perseguono questo obiettivo. Qualche “esperto” ci dovrebbe dunque spiegare se è vero, come pare abbia affermato Trump, che in una settimana (se no, in quante settimane lo potrebbe fare?) l’IRAN sarebbe stato in grado di portare il suo uranio dal 60 al 90% ed equipaggiare così una decina di bombe da usare contro USA e il resto del mondo. Oppure se l’IAEA ha riconosciuto l’esistenza di una tecnologia (non americana?) capace di utilizzare, per farne Bombe Atomiche, Uranio arricchito al 60%, che così diventa il “nuovo limite” da non superare per evitare la “guerra nucleare”.
Bufale di stampa sull’idrogeno “marino”
Ho posto inutilmente il quesito sull’autenticità delle notizie e delle dichiarzioni di Trump a quei giornalisti e conduttori TV che sembrano avere una risposta su tutto (tanto da far pensare che siano essi stessi a preparare le domande a cui rispondono con tanta sicurezza). Naturalmente in casi come questo nessuno si sbilancia e le “autorità scientifiche e politiche” si pronunciano solo dopo aver ricevuto istruzioni dai loro politicizzati direttori o dai leader di partito. Ricorderò per tutta la vita l’intervista di Rampini a Descalzi (ENI), tre anni fa, sul futuro dell’energia prodotta con la “fusione a contenimento magnetico”: Descalzi, di ritorno da un viaggio in USA, informò il Mondo di avere concordato col MIT di Boston il progetto e la produzione di un portentoso impianto che semplicemente “consuma” acqua di mare (contenente Deuterio, un isotopo dell’Idrogeno) per produrre, unendosi al Trizio, altro isotopo dell’Idrogeno (di cui non si diceva la difficile e rara provenienza) energia pulita, economica e inesauribile. A suo tempo, sia Descalzi che Rampini, e quindi qualunque altro giornalista e operatore industriale in campo energetico, rifiutarono di correggere tale enorme asinata che da allora è periodicamente confermata dai protagonisti, anche se la data della realizzazione (del prototipo) viene sempre più posticipata a tempi in cui tutti gli attori della farsa saranno morti (e celebrati con tutti gli onori). Nelle condizioni in cui agiscono la Comunità Scientifica Mondiale e la Comunicazione Ufficiale che ne diffonde le “scoperte” e le “promesse”, del resto mai realizzate, pare che dovremo rassegnarci per molti anni ancora a ricevere fake news dalle autorità politiche e finanziarie, come se fossimo tutti “analfabeti della scienza” o, peggio, “scienziati mercenari”, di una qualità morale e intellettuale che peggiora di generazione in generazione (e che solo la Terza Guerra Mondiale potrà correggere, ma forse in peggio).
