Milano (di Sonia Oliva) – “Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare: il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale”. Queste parole del poeta francese Jean Cocteau sembrano scritte apposta per fotografare il caos sentimentale dei nostri giorni. Nell’era digitale, dove i sentimenti passano attraverso lo schermo di uno smartphone, coniugare l’amore è diventato una sfida tecnologica e psicologica senza precedenti. Le relazioni moderne nascono con un “match” su Tinder, crescono tra scambi di messaggi su WhatsApp e si alimentano di stories su Instagram. Ma dietro la facilità di un algoritmo, la complessità del cuore resta immutata.
Una solitudine che cresce nell’era della connessione.
Mai nella storia dell’umanità è stato così facile incontrare qualcuno. E mai, forse, è stato così difficile costruire una relazione vera, forte e duratura.
Gli ingredienti per incontrarsi sono a disposizione di tutti: uno smartphone, un account e una connessione internet veloce q.b. (“quanto basta”, come nelle ricette). Anche il procedimento non è complicato: qualche parametro su età, altezza, colore della pelle, livello d’istruzione (spesso neanche considerato), credo religioso, hobby, passioni e così via, in modo che l’algoritmo possa proporre “l’altra metà della mela”.
Il famoso concetto dell'”altra metà della mela”, “dell’anima gemella”, si può leggere nel Simposio di Platone, grazie al racconto di Aristofane del Mito degli Androgini. Si racconta che, in origine, gli uomini fossero sferici e che avessero quattro braccia, quattro gambe e due teste: erano creature praticamente perfette e potentissime. C’erano i figli del Sole, esseri maschili; le figlie della Terra, esseri femminili e i figli della Luna, gli Androgini, che possedevano entrambi i sessi. Questi esseri si sentivano superiori e a causa della loro superbia decisero di sfidare gli dei e scalare l’Olimpo. Ovviamente Zeus si arrabbiò, li colpì con un fulmine dividendoli a metà e costringendoli così a vagare per tutta la vita sulla terra cercando di ritrovare la loro metà per essere di nuovo completi e felici.
Pochi giri di planetaria e si accede a un numero potenzialmente infinito di persone. Eppure, paradossalmente, uomini e donne faticano a incontrarsi davvero, lamentando una profonda solitudine che è diventata uno dei fenomeni sociali più rilevanti del nostro tempo. E non si parla di anziani, persone abbandonate o emarginate ma interessa giovani e adulti nel pieno della loro vita lavorativa, relazionale ed emotiva. La difficoltà nel costruire legami affettivi stabili spicca tra i temi principali nei dibattiti pubblici, nelle statistiche sociologiche e antropologiche e nelle conversazioni quotidiane.
Quindi è inevitabile domandarsi perché, in una società che offre infinite possibilità di contatto, sia diventato così complicato costruire una relazione o qualcosa che almeno la possa ricordare.
- La fine delle comunità tradizionali.Per comprendere il fenomeno bisogna partire da un cambiamento profondo iniziato negli ultimi decenni e che ha investito la nostra società. Per lungo tempo le relazioni nascevano all’interno delle comunità: scuola, università, lavoro, quartiere, associazioni sportive o culturali, luoghi nei quali le persone di incontravano regolarmente e imparavano a conoscersi. Oggi questi contesti hanno perso parte della loro centralità. La mobilità geografica è aumentata, i rapporti di lavoro sono diventati più fluidi e il tempo dedicato alla “vita comunitaria” si è progressivamente ridotto. Il lavoro da remoto (o smart working come dicono quelli che parlano bene l’inglese), pur offrendo diversi vantaggi, ha limitato occasioni di socializzazione che in passato avvenivano spontaneamente. Risultato, una società composta da individui sempre più autonomi ma sempre più soli.
- L’effetto delle piattaforme digitali. Era il 2007 quando i pionieri dell’informatica hanno cominciato la rivoluzione delle storie d’amore con il mobile dating (espressione inglese che indica appuntamenti da cellulare). Una miccia curata e perfezionata nel tempo tanto che, nel 2012, è salita sul palcoscenico del virtuale Tinder, un’applicazione destinata a segnare una svolta nelle dinamiche del mondo degli incontri online, ridefinendo le abitudini di milioni di utenti e imponendo un nuovo modello di socialità digitale. Il successo di Tinder ha, inoltre, contribuito a normalizzare l’uso delle applicazioni per gli incontri, rendendoli un fenomeno di massa. Insomma, le applicazioni finalizzate agli incontri online, hanno consentito a milioni di persone di conoscersi superando limiti geografici e sociali che fino a pochi anni fa sembravano insormontabili.
- Un fenomeno da demonizzare o da idealizzare? Non c’è una risposta univoca in virtù del fatto che queste piattaforme hanno introdotto una nuova logica, quella della scelta permanente: quando ogni profilo può essere sostituito da un altro con un semplice click, il rischio è che le persone vengano percepite come opzioni più che come individui. La conseguenza è una crescente difficoltà a investire tempo ed energie nella conoscenza reciproca. L’attenzione si concentra spesso sulla ricerca della possibilità migliore anziché sulla costruzione di una relazione concreta.Uomini e donne: due disagi che si incontrano Il dibattito contemporaneo tende spesso a contrapporre uomini e donne, attribuendo responsabilità unilaterali alle difficoltà relazionali. In realtà, osservando il fenomeno più da vicino, emergono fragilità diffuse da entrambe le parti.
- Molti uomini raccontano di sentirsi disorientati in un contesto nel quale i modelli tradizionali di corteggiamento sono cambiati rapidamente. La paura del rifiuto, il timore di apparire inappropriati e la sensazione di competere in un ambiente altamente selettivo, alimentano insicurezza e rinuncia. Molte donne, al contrario, lamentano la scarsità di relazioni autentiche, la superficialità di numerosi approcci e la difficoltà nel trovare interlocutori realmente disponibili a costruire un progetto comune.
- Dietro queste esperienze diverse, che non badano al fatto che si sia maschi o femmine, emerge però un elemento comune: la difficoltà di creare fiducia reciproca. Aspettative sempre più alte. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce l’innalzamento delle aspettative individuali. I social network espongono continuamente a immagini idealizzate della vita sentimentale e della felicità personale. Ogni aspetto della vita, che sia fuori o dentro casa, viene catturato in un’immagine e postato in tempo reale sui social. Ovviamente con tutti i filtri del caso, in grado di modificare o, addirittura, cambiare, i connotati: spariscono le rughe, l’incarnato della pelle è levigato, i denti diventano bianchissimi, stile vip americano, le maniglie dell’amore diventano inesistenti. E poi? Al primo incontro “de visu” cosa succede? Succede che tutti questi filtri per la solidità di un rapporto non servono a nulla.
- Alla base di un amore c’è la voglia di restare, costruire, dedicare tempo, ascoltare e “scegliere” ogni giorno chi abbiamo di fianco. Non a caso “scegliere” è il verbo più potente di ogni storia. La relazione perfetta, il partner perfetto, la sintonia perfetta diventano modelli ai quali confrontarsi.In questo scenario cresce la tendenza a considerare ogni difetto come un motivo sufficiente per interrompere una conoscenza. Si cerca spesso una compatibilità immediata e totale, dimenticando che ogni relazione significativa nasce da un processo graduale di adattamento reciproco. La conseguenza è che molte persone restano intrappolate in una ricerca incessante che raramente conduce alla soddisfazione. a paura di esporsi.
- Esiste poi un aspetto meno visibile ma probabilmente decisivo: la paura della vulnerabilità.Costruire una relazione significa accettare il rischio del fallimento, della delusione, del rifiuto. Significa affidare a un’altra persona una parte della propria vita emotiva. In una cultura che esalta l’indipendenza e l’autosufficienza, questo passaggio appare sempre più difficile.Non sorprende quindi che molte persone desiderino una relazione stabile ma, nello stesso tempo, esitino a compiere quei passi che rendono possibile la costruzione di un legame profondo.È più semplice di quanto appaia. I “desiderata” di una relazione sono pressoché uguali per tutti e si concentrano in pochi concetti: sentirsi al sicuro, essere ascoltati e supportati non solo a parole ma con i fatti perché se ci si tiene davvero, anche quando un modo non c’è la vita-a-due regala la forza per inventarlo.Una questione che riguarda il futuroLe difficoltà dell’incontro tra uomini e donne non rappresentano soltanto una questione privata ma influenzano il tessuto sociale nel suo complesso. L’aumento della solitudine, il calo delle coppie stabili, la diminuzione delle nascite e la crescente fragilità delle reti relazionali sono fenomeni che stanno ridisegnando le società europee. Dietro le statistiche demografiche e gli indicatori economici esistono infatti scelte individuali, aspettative deluse e relazioni che non riescono a nascere.
- Questo tema merita di essere affrontato come una delle grandi sfide sociali del nostro tempo e non come una guerra maschi contro femmine. Certo, la tecnologia può facilitare un incontro, ma non può costruire una relazione perché il passaggio cruciale resta quello umano che alla base sceglie di amare. Dopotutto, la distanza che separa il cervello dal cuore è di circa 50 centimetri: un viaggio brevissimo che per essere compiuto ha però bisogno del coraggio dei supereroi.
