{"id":149217,"date":"2023-06-02T17:25:01","date_gmt":"2023-06-02T15:25:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.alessandriaoggi.info\/sito\/?p=149217"},"modified":"2023-06-02T17:25:01","modified_gmt":"2023-06-02T15:25:01","slug":"veneziani-mentre-scompaiono-luomo-e-la-comunita-siamo-obbligati-a-spaventarci-per-il-clima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alessandriaoggi.info\/sito\/2023\/06\/02\/veneziani-mentre-scompaiono-luomo-e-la-comunita-siamo-obbligati-a-spaventarci-per-il-clima\/","title":{"rendered":"Veneziani: mentre scompaiono l\u2019uomo e la comunit\u00e0, siamo obbligati a spaventarci per il clima"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Vanessa Seffer (de Il Secolo d&#8217;Italia) &#8211;<\/strong> Nel suo ultimo libro &#8220;Scontenti \u2013 perch\u00e9 non ci piace il mondo in cui viviamo&#8221;, Marcello Veneziani descrive ciascuno di noi, per questo si legge tutto d\u2019un fiato. Il pessimismo che ci caratterizza, il fatto di essere tutti astuti critici e profondi conoscitori della realt\u00e0 contemporanea, depositari di verit\u00e0 e raffinati cultori di conoscenza. Nonostante tutto ci\u00f2, e pur vivendo nel paese pi\u00f9 bello del mondo, infelici e scontenti. Quando Veneziani parla della moda eco-chic degli ultimi cinque anni, si capisce fra le righe che sotto si muove qualcos\u2019altro, e senza farlo apertamente, spinge a ricordarci che dobbiamo sempre dubitare, di tutto, di tutti, almeno questo.<br \/>\nSi riflette su molte cose leggendo questo libro, per esempio sul fatto che pure chi ha il potere vive grandi disagi e sofferenze. Veneziani riporta una frase di Luigi XIV: \u201cTutte le volte che assegno una carica faccio cento scontenti e un ingrato\u201d, il che ricorda una cosa nota, la sindrome rancorosa del beneficato, il sogno malefico di chi vuole distruggere chi ti ha fatto del bene per incapacit\u00e0 alla gratitudine, ma anche semplicemente alla benevolenza. Veneziani appartiene a quella categoria di intellettuali che descrivono la societ\u00e0 lucidamente. La osserva e la critica storicizzandola senza compromessi.<\/p>\n<p><strong>Nel nostro paese sta emergendo da pochi anni a questa parte una nuova generazione di attivisti, intellettuali, esperti o pseudotali, di ambientalisti che vorrebbero assumere una leadership green, quella che lei definisce una \u201cdrammaturgia ambientale che non produce alcun effetto sull\u2019ambiente\u201d. Ha parlato di eco-ansia che genera nuove forme politiche di aggregazione.\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>La riduzione della natura ad ambiente e la riduzione del futuro al tema dell\u2019inquinamento ambientale, sono il segno di una deculturazione di massa: l\u2019umanit\u00e0 viene sradicata dal suo mondo, separata da ogni cultura, storia, memoria, religione, proiezione nell\u2019avvenire, visione spirituale e indotta a ritenere che l\u2019unico problema, l\u2019unica emergenza, la vera priorit\u00e0 assoluta sia la salvaguardia dell\u2019ambiente. Sparisce ogni realt\u00e0 sociale, ogni legame comunitario, ogni ambito, in questa visione che mette insieme individualismo e globalitarismo, attraverso l\u2019ideologia ambientale. Una civilt\u00e0 tramonta ma l\u2019unica nostra preoccupazione dev\u2019essere il clima, o la plastica\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>Carlo III parlava gi\u00e0 50 anni fa di ambiente, forse era un modo per dichiararsi \u201cscontento\u201d. Questo per\u00f2 per dire che il problema del clima \u00e8 sempre esistito. Non solo negli ultimi cinque anni.\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Il problema \u00e8 esistito ed esiste. La follia \u00e8 il riduzionismo, cio\u00e8 la convinzione che il futuro e le nostre apprensioni si debbano concentrare solo su quel problema. Senza considerare il modello sociale ed economico, tecnologico e finanziario, i grandi temi della politica e della sovranit\u00e0, le identit\u00e0 dei popoli e delle tradizioni.<\/em><\/p>\n<p><strong>Lei nel libro parla di un vecchio potere e di un nuovo potere, che tende a controllarci oggi in modo diverso rispetto a ieri. Come?\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Il vecchio potere voleva cittadini contenti, o quantomeno rassegnati, e cercava di tenerli in quello stato somministrando loro feste, farina e forca. Il nuovo potere, invece, ci vuole perennemente insoddisfatti e scontenti di s\u00e9, in modo da indurci a nuovi consumi, cio\u00e8 a nuove dipendenze. E in modo da riversare le nostre frustrazioni su noi stessi, su ci\u00f2 che siamo: se la tua vita non ti piace, cambia la tua natura, cambia i tuoi legami, cambia il tuo paese, la tua identit\u00e0, il tuo sesso, la tua et\u00e0, diventa altro da te. Il nuovo potere \u00e8 il maggiore impresario della scontentezza diffusa. Che per\u00f2 poi si ritorce contro il potere stesso, diventa incontrollabile e si fa malcontento e protesta.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00c8 meglio quindi essere contenti o scontenti?\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>In assoluto e in via di principio, \u00e8 meglio essere contenti. A patto che la contentezza non sia solo pigrizia, indolenza, rassegnazione. La scontentezza \u00e8 un male, una sofferenza, una penuria, ma pu\u00f2 diventare una formidabile energia, un motore di ricerca, una spinta al cambiamento. Nel mio libro dico in sintesi che accontentarsi \u00e8 una virt\u00f9 ma pu\u00f2 diventare un vizio se \u00e8 un alibi della nostra indolenza; essere scontenti \u00e8 un vizio ma pu\u00f2 diventare una virt\u00f9 se ci spinge a migliorarci e a migliorare realisticamente il mondo circostante.<\/em><\/p>\n<p><strong>Aziende che chiudono, altre che vengono vendute, migliaia di giovani laureati che se ne vanno, anziani che vanno ad invecchiare dove \u00e8 pi\u00f9 conveniente. Lo ha definito: \u201cDimettersi da italiani, cambiare paese come si cambia gestore telefonico perch\u00e9 pi\u00f9 vantaggioso\u201d. Da un acuto osservatore, scontento e intellettuale come lei, auspico una qualche idea di soluzione.<\/strong><br \/>\n<em>No, da persona seria, con i piedi per terra, non do ricette, non millanto soluzioni. Pongo il problema e ipotizzo alcuni realistici comportamenti per avviare poi le nostre risposte: acquisire senso critico, avere consapevolezza della situazione, denunciarla, cercare compagni di strada in questa denuncia e nella voglia di affrontare questo disagio, dare buoni esempi\u2026 \u00c8 importante un cambio di mentalit\u00e0 e una rivoluzione culturale prima ancora che un\u2019azione pratica per cambiare. Scrivendo di libri io mi occupo di quei temi; altri che agiscono nel politico, nel sociale, nei poteri reali, hanno altri strumenti per poter avviare o tentare cambiamenti.<\/em><\/p>\n<p><strong>Nell\u2019immaginario collettivo \u00e8 prevalente l\u2019idea che la sinistra sia l\u2019unica depositaria di valori culturali necessari a disegnare il futuro e che, banalmente, sinistra faccia rima con progresso al contrario della destra, luogo dell\u2019incultura, del provincialismo, incapace di decodificare i segni della modernit\u00e0\u2026<\/strong><br \/>\n<em>Il collasso dell\u2019idea del progresso, la convinzione diffusa che il futuro oggi susciti pi\u00f9 timori che speranze, gi\u00e0 bocciano quella pretesa, quel primato e quella ideologia. Il problema \u00e8 l\u2019egemonia culturale, il fatto cio\u00e8 che la \u201csinistra\u201d abbia agito sulla mentalit\u00e0 e sulle idee dominanti, laddove tutte le altre forze, moderate, conservatrici, nazionali, tradizionaliste, di destra, hanno invece agito pragmaticamente. Ma nell\u2019epoca in cui collassa la modernit\u00e0 e si crea un cortocircuito tra le sue promesse e i suoi danni, a maggior ragione \u00e8 necessario un cambio di visione e di prospettiva.<\/em><\/p>\n<p><strong>Quanto bisogno c\u2019\u00e8 di una cultura di destra?\u00a0<\/strong><br \/>\n<em>Non \u00e8 questione di etichette, \u00e8 questione di contenuti. Per ora sarebbe gi\u00e0 un grande risultato se capissimo che non c\u2019\u00e8 un solo modo di capire e affrontare il presente, il passato e il futuro, ma ce ne sono almeno due, anzi molti di pi\u00f9. Sarebbe gi\u00e0 un gran successo se uscissimo da questo automatismo, fatalismo, unidirezionale e guardassimo il mondo da piani diversi e sotto punti di vista diversi.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vanessa Seffer (de Il Secolo d&#8217;Italia) &#8211; Nel suo ultimo libro &#8220;Scontenti \u2013 perch\u00e9 non ci piace il mondo in cui viviamo&#8221;, Marcello Veneziani descrive ciascuno di noi, per questo si legge tutto d\u2019un fiato. 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