{"id":158679,"date":"2024-01-05T16:05:02","date_gmt":"2024-01-05T15:05:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.alessandriaoggi.info\/sito\/?p=158679"},"modified":"2024-01-05T16:05:02","modified_gmt":"2024-01-05T15:05:02","slug":"dal-partito-della-rifondazione-comunista-la-grave-crisi-della-sanita-piemontese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alessandriaoggi.info\/sito\/2024\/01\/05\/dal-partito-della-rifondazione-comunista-la-grave-crisi-della-sanita-piemontese\/","title":{"rendered":"Dal Partito della Rifondazione Comunista &#8211; La grave crisi della Sanit\u00e0 Piemontese"},"content":{"rendered":"<p>La Sanit\u00e0 Piemontese \u00e8 in grave crisi, come del resto testimoniano le quotidiane notizie che appaiono su ogni giornale. Il 2024 si apre non solo con molti problemi irrisolti, ma anche con la costante spada di Damocle dell\u2019Autonomia regionale Differenziata, che va contrastata a fondo per evitare un nuovo assetto istituzionale in grado di affossare definitivamente il Servizio Sanitario anche in Piemonte. Occorre in ogni caso rilanciare la riflessione e l\u2019azione politica necessarie per evitare di alzare bandiera bianca e lasciare che ognuno risolva da s\u00e9 i propri problemi per come pu\u00f2.<\/p>\n<p><strong>Ecco i principali nodi da sciogliere:<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Difendere la sanit\u00e0 pubblica<br \/>\nIl nostro SSN sta vivendo una stagione di declino. La copertura pubblica della spesa sanitaria, pur essendo ancora presente (74%) sta progressivamente diminuendo mentre cresce la spesa privata (oltre 40 miliardi quasi tutti provenienti direttamente dalle famiglie). Le previsioni di spesa pubblica per i prossimi anni vedranno l\u2019Italia agli ultimi posti tra i paesi europei (circa il 6% del PIL contro il 9-10% dei paesi analoghi al nostro). L\u2019universalismo del SSN \u00e8 ormai solo un\u2019etichetta: oltre 1\/3 delle visite specialistiche e \u00bc delle procedure diagnostiche sono a pagamento. La privatizzazione (tramite esternalizzazione) dei servizi \u00e8 all\u2019ordine del giorno, favorita da vincoli di bilancio sempre pi\u00f9 stringenti e contradditori. Questa situazione, oltre a minacciare la salute, produce gravi disuguaglianze: in un momento in cui crescono povert\u00e0 e disagio sociale, una quota crescente della popolazione \u00e8 costretta a rinunciare alle cure. Occorre contrastare questa deriva non solo rivendicando un maggior finanziamento pubblico (condizione indispensabile) ma orientandolo al principio fondamentale dell\u2019universalismo. L\u2019obiettivo deve essere l\u2019adeguamento progressivo del sistema, offrendo una protezione universale a carico della fiscalit\u00e0 generale, evitando le inefficienze e le iniquit\u00e0 propri dei mercati privati, contrastando quei fenomeni (di scadimento qualitativo del servizio o di aumento dei costi al momento del consumo) che ormai constatiamo ogni giorno in Piemonte.<br \/>\nPer preservare l\u2019universalismo occorre rilanciare alcuni principi fondanti sempre pi\u00f9 trascurati:<\/p>\n<ol>\n<li>ripensare l\u2019assetto istituzionale e organizzativo del sistema sanitario per mitigare i danni prodotti da decenni di aziendalizzazione e di cultura del mercato<\/li>\n<li>contrastare la crescente privatizzazione prodotta dalla esternalizzazione dei servizi e gli affidamenti al ribasso<\/li>\n<li>far evolvere l\u2019approccio di cura verso la presa in carico e la medicina d\u2019iniziativa<\/li>\n<li>ricercare l\u2019integrazione tra servizi sanitari e servizi assistenziali (perch\u00e9 il bisogno di cura non riconosce gli attuali confini) e armonizzarla con l\u2019insieme degli altri servizi che concorrono al benessere e promuovono, in modo indiretto, la salute.<br \/>\nCertamente molte di queste rivendicazioni riguardano l\u2019ambito di intervento del governo nazionale. Ma la difesa del servizio sanitario pubblico richiede anche il contributo, irrinunciabile, dell\u2019azione di governo della Regione.<\/li>\n<\/ol>\n<\/li>\n<li>Valorizzare le risorse professionali<br \/>\nL\u2019assenza di programmazione e decenni di tetti e di tagli (strumenti principali di contenimento della spesa) hanno portato a una situazione di gravissima carenza quantitativa e a uno stato di diffusa sofferenza qualitativa. Le condizioni di lavoro, i carichi, le responsabilit\u00e0 e i rischi hanno accelerato l\u2019abbandono o la fuga degli operatori (anche verso un mercato del lavoro privato che \u00e8 stato colpevolmente alimentato e lasciato crescere). In questo momento il Governo propone di rimediare alle carenze facendo lavorare di pi\u00f9 i pochi operatori rimasti con incentivi e lavoro straordinario! Occorre chiedere di rimuovere i tetti e formare pi\u00f9 professionisti, ma ribaltando l\u2019approccio fin qui seguito. Un SSN che si adegua ai cambiamenti della societ\u00e0 e che rinnova la propria attivit\u00e0 non pu\u00f2 lasciare immutata l\u2019organizzazione del lavoro, le competenze e le relazioni fra professionisti. La riorganizzazione dei servizi ha bisogno di una riorganizzazione del lavoro e di una nuova ripartizione dei compiti, in particolare nell\u2019organizzazione del personale. Specifica attenzione dovrebbe essere riservata al mondo delle professioni sanitarie, spesso ancora sottovalutate e sottoutilizzate, nonostante siano riconosciute come quelle pi\u00f9 vicine ai pazienti.<\/li>\n<li>Innovare il sistema: curare in modo attivo nel territorio<br \/>\nLo stato di salute della popolazione piemontese (che vede, con l\u2019invecchiamento, il prevalere di malattie croniche degenerative) richiede un profondo cambiamento nell\u2019approccio alle cure. Al nostro attuale sistema basato sull\u2019erogazione di singole prestazioni sanitarie (principalmente fruite in ospedale) occorre sostituire un sistema di presa in carico dei bisogni di cura (centrato sul territorio), che pianifichi, in modo attivo, la cura delle persone. Un sistema orientato a prevenire l\u2019aggravamento della cronicit\u00e0. Da anni si riconosce questa esigenza che per\u00f2 non va oltre le intenzioni. Eppure il futuro delle politiche sanitarie \u00e8 nelle cure primarie, sul cui ammodernamento devono concentrarsi gli sforzi dei decisori e dei professionisti. La riorganizzazione potrebbe essere delineata a partire dal Piano della Cronicit\u00e0, gi\u00e0 ampiamente definito a livello nazionale, con l\u2019obiettivo di unificare le figure del medico del territorio, superare il lavoro in solitudine dello stesso, sviluppare la sanit\u00e0 di iniziativa, mettere lo specialista al servizio dei percorsi di diagnosi e cura (anche coinvolgendo i professionisti ospedalieri), individuare punti di riferimento sul territorio che affianchino &#8211; e sostituiscano quando possibile &#8211; la struttura ospedaliera (gruppi di cure, strutture di comunit\u00e0, case della comunit\u00e0, ecc.). Infine organizzare la medicina di famiglia in forme aggregate (multi-professionali) in grado di assicurare ampio accesso ai servizi territoriali e secondo modelli pro-attivi di cura, che assicurino anzitutto la presa in carico dei malati cronici. Occorre mettere il paziente al centro del sistema e promuovere la continuit\u00e0 delle cure. Le malattie croniche, che dominano il quadro epidemiologico, rappresentano vere e proprie esperienze esistenziali: condizioni con cui si deve convivere e che producono bisogni non solo di cura (diagnosi, trattamenti, riabilitazione), ma anche e soprattutto di assistenza per sostenere le funzioni di vita (lavorare, nutrirsi, abitare, ecc.) compromesse dalla cronicit\u00e0. Questi mutati bisogni richiedono al sistema dei servizi sociosanitari di adeguare la propria organizzazione ponendo i bisogni del paziente al centro della progettazione delle cure e dei servizi.<br \/>\nL\u2019attuale governo regionale \u00e8 lontano anni luce da questa consapevolezza:<\/p>\n<ol>\n<li>continua a sfornare piani ospedalieri puramente edilizi senza inquadrarli in progetti che riconoscano questi nuovi bisogni di cura e la necessit\u00e0 di innovare il sistema<\/li>\n<li>continua a progettare strumenti di governo (i dipartimenti regionali, l\u2019Azienda Zero!) senza farli operare perch\u00e9 non stabilisce le strategie, gli obiettivi verso cui orientare il nostro SSR<\/li>\n<li>il PNRR porter\u00e0 anche nella nostra regione investimenti per la costruzione di nuove strutture territoriali senza fornire indicazioni n\u00e9 risorse per il loro funzionamento. In assenza di un piano di sviluppo delle cure territoriali, in assenza di una traiettoria culturale di trasformazione dell\u2019organizzazione territoriale attuale, queste nuove strutture sono destinate a rimanere scatole vuote, generatrici di problemi e frustrazioni ulteriori.<\/li>\n<\/ol>\n<\/li>\n<li>Rilanciare la prevenzione<br \/>\nNel nostro Paese si verificano ancora eventi largamente prevenibili che comportano costi sociali elevati. Basta pensare all&#8217;infortunistica (stradale, domestica e lavorativa) o alle conseguenze sanitarie di alcuni stili di vita (eccessi alimentari, insufficiente attivit\u00e0 fisica, abuso di sostanze, comportamenti a rischio) che sono all&#8217;origine della maggior parte delle malattie croniche che affliggono la nostra popolazione.<br \/>\nLa prevenzione di questi fenomeni e la modifica di questi comportamenti potrebbe produrre significativi risparmi di risorse di cura e contribuirebbe a migliorare la qualit\u00e0 della vita. Per promuovere la salute, il sistema dei servizi socio-sanitari non basta. Occorre ricercare alleanze con altri soggetti e reti sociali che hanno a cuore il benessere comune: in primo luogo il mondo dell&#8217;educazione e, pi\u00f9 in generale, quello del lavoro, della cultura, della comunicazione, della solidariet\u00e0. Occorre spostare sempre di pi\u00f9 l&#8217;attenzione dall&#8217;erogazione degli interventi e delle singole prestazioni preventive (vaccini, esami diagnostici, ecc.) allo sviluppo di vere e proprie politiche di prevenzione capaci di far convergere verso obiettivi di salute gli interessi di produttori, cittadini e istituzioni.<\/li>\n<li>Uscire dal coma e mettere la salute al centro<br \/>\nIl sistema dei servizi socio sanitari \u00e8 solo uno dei tanti strumenti necessari per promuovere il benessere delle comunit\u00e0. Occorre guardare in modo integrato a tutte le dimensioni del benessere e promuovere un\u2019idea ampia di welfare che guardi all\u2019insieme delle politiche sociali (la salute, il lavoro, l\u2019istruzione, i trasporti, l\u2019innovazione e la ricerca, la sicurezza sociale) favorendo la promozione e l\u2019inclusione sociale. Certamente stiamo attraversando un momento difficile, ma una Regione assolve a compiti e dispone di risorse che possono contribuire al benessere comune e non pu\u00f2 sottrarsi alle proprie responsabilit\u00e0.<br \/>\nBisogna uscire dallo stato soporifero che ha caratterizzato la stagione di Cirio e rilanciare l\u2019iniziativa regionale pendendo atto di alcuni principi:<\/p>\n<ol>\n<li>denunciare i vincoli di finanza stabiliti da regole <em>austeritarie<\/em> e antisociali<\/li>\n<li>partire dai bisogni sanitari che si vuole soddisfare per decidere il livello di spesa socio sanitaria che si deve sostenere<\/li>\n<li>riordinare il sistema controllando il rispetto dei livelli di assistenza prima che dei tetti di spesa<\/li>\n<li>ripristinare gli strumenti di governo (la programmazione sanitaria con l\u2019ormai dimenticato Piano, la valutazione della prestazione aziendale, la partecipazione democratica)<\/li>\n<li>adottare stabilmente il metodo della valutazione ex ante (dichiarando gli obiettivi di salute e di servizio che si intende raggiungere) ed ex post (verificando il reale raggiungimento di tali obiettivi)<\/li>\n<\/ol>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il Piemonte ha bisogno di un progetto per la salute, che responsabilizzi e impegni verso la salute gli amministratori, i professionisti e i cittadini. Occorre recuperare la visione d\u2019insieme e insieme decidere obiettivi generali di governo del sistema sanitario, che consentano di superare localismi ed egoismi (chi dovr\u00e0 rinunciare a qualche servizio deve poterlo fare in vista di vantaggi tangibili per la salute della propria popolazione, non in nome dei risparmi regionali). E\u2019 necessario ripristinare i metodi della democrazia, coinvolgendo le comunit\u00e0 locali e i loro rappresentanti nelle decisioni che le riguardano, nonch\u00e9 aumentare la trasparenza sugli atti del governo regionale e rendere fruibili le informazioni sullo stato di salute dei cittadini e sul funzionamento dei servizi. Al di l\u00e0 della prossima tornata elettorale regionale, se non si creeranno le condizioni complessive per affrontare davvero tutto questo di strada se ne far\u00e0 poca. E\u2019 la dimensione sociale e politica che si deve muovere e per certi versi reinventare. Bisogna provarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Alberto Deambrogio<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>segretario regionale PRC-SE Piemonte e VdA<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Sanit\u00e0 Piemontese \u00e8 in grave crisi, come del resto testimoniano le quotidiane notizie che appaiono su ogni giornale. 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