Torino (Simona Lorenzetti dal Corriere Torino) – Agli atti dell’inchiesta sulla Fondazione Crt compaiono le presunte pressioni che Luciano Mariano, presidente di Cral Alessandria, avrebbe esercitato su Corrado Bonadeo per convincerlo a lasciare il board di Crt.
La parrocchia di San Nicola ad Avolasca, nell’alessandrino, si trova sulla sommità di un colle sul quale anticamente sorgeva un castello. Ed è lì che lo scorso 14 aprile, poco prima dell’inizio della messa, si incontrano Corrado Bonadeo, ancora per poche ore componente del Cdi di Fondazione Crt, e il notaio Luciano Mariano, presidente di Cral Alessandria. Non è un caso, i due hanno appuntamento per parlare della bufera che sta attraversando Palazzo Perrone per le notizie sul “patto occulto” e mettere a punto una “exit strategy” per minimizzare i danni. Il dialogo è racchiuso in un file audio, registrato dallo stesso Bonadeo, e trascritto su una pagina word che gli uomini del nucleo di polizia economica finanziaria della guardia di finanza hanno scovato sul pc del consigliere. Per il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i sostituti Lisa Bergamasco e Paolo Del Grosso, il canovaccio va contestualizzato nel quadro probatorio sulle presunte pressioni che Mariano avrebbe esercitato su Bonadeo per convincerlo a lasciare il board di Crt, così come voleva il presidente Fabrizio Palenzona. Quest’ultimo, secondo i pm, temeva il commissariamento della Fondazione. E ora tutti e tre sono indagati per corruzione tra privati.
“Allora, non fare stronzate. Se tu riprendi adesso, pulito, con Crasti e Cdp (Cassa depositi e prestiti, ndr), tu tra un anno sei quello di prima. Non fare stronzate, io prego per te”, è l’esordio di Mariano. Risponde Bonadeo: “Io posso andare in quella direzione anche se il mio carattere, la mia genetica mi imporrebbero di combattere le ingiustizie”. E aggiunge: “Dall’altra parte c’è questo approccio intimidatorio, perché è intimidatorio”. “Eh, altroché, altroché! Però… sì sì”, conferma il presidente di Cral Alessandria. Ancora Mariano: “Ma non c’è dubbio! Però entri in un tritacarne. Ma se riparti da Crasti e Cdp non è poco”. I due concordano che Bonadeo scriverà un documento fiduciario che contiene le proprie dimissioni e le condizioni per rassegnarle. “Quindi io ti do questo documento firmato, tu hai le mie dimissioni in mano con un po’ di bla bla e accetto questa imposizione, che siamo oltre l’imposizione”, sottolinea Bonadeo. Che aggiunge: “Deve esserci una comunicazione comune, dicendo non solo come abbiamo affrontato tutto, ma lui è un uomo di punta e lo mandiamo a presidiare gli investimenti che abbiamo”. Mariano lo rasserena: “Mi ha assicurato Fabrizio che parlerà bene di te e del tuo gesto dimostrando grande sensibilità e vicino alla Fondazione, e quindi ti loderà per il tuo comportamento”. Tra le condizioni che avrebbe posto Bonadeo — oltre a incarichi in Crasti, Equiter e Cdp — ci sarebbe il ritiro della segnalazione al Mef sul patto occulto. Quello stesso giorno, alle 17.15, Mariano scrive ancora al consigliere: “Nel tuo interesse, non puoi buttare al vento l’occasione che ti danno di uscire pulito da questa rincresciosissima vicenda. È evidente che se domani mattina il presidente non avrà le tue dimissioni, dovrà per forza dare la documentazione a tutti i consiglieri e tu finiresti in un vortice di polemiche estremamente pericoloso per la tua reputazione e per il tuo futuro professionale”. Poco prima delle 20, il notaio inoltra a Bonadeo un messaggio di Palenzona: “Se ci ascolta domani è finita! Se no pace. Finita in senso positivo, ovviamente”. Bonadeo rassegnerà le dimissioni, ma nessuna delle richieste avanzate troverà riscontro. E il 26 aprile scrive un laconico messaggio a Mariano: “Come ti avevo detto e come da me previsto non ha rispettato nulla. No archiviazione. No Asti. Avanti azione penale infondata. Attacchi mediatici con false notizie. Penoso”.
L’incontro segreto in chiesa e le pressioni di Mariano su Bonadeo
