Alessandria – Nicola Sirchia, ingegnere casalese, dirigente del Comune di Alessandria, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Casale Monferrato ed ex amministratore delegato della società vercellese Terre d’Acqua ora sciolta, e Gianfranco Chessa, avvocato novese, ex Direttore Generale della Provincia di Vercelli ed ex senatore, eletto nel 1991 per la Democrazia Cristiana quando subentrò, causa decesso, a Carlo Donat Cattin, devono presentarsi davanti al giudice di Vercelli Giovanni Campese l’11 ottobre prossimo per rispondere, il primo di peculato (tra il 2005 ed il 2008), turbata libertà dei pubblici incanti e truffa aggravata per ottenere erogazioni pubbliche (in un periodo che va da febbraio a dicembre 2007), il secondo per truffa aggravata. L’inchiesta è quella riguardante “Terre d’Acqua”, la società di Trino Vercellese che ora è una Fondazione che si occupa di allestire manifestazioni gestendo fondi pubblici, creata dall’on. Roberto Rosso, parlamentare trinese eletto deputato per Forza Italia, e oggi, dopo una breve “escursione” in campo finiano, tornato nel PDL per cui è deputato da ben quattro legislature, anche lui indagato con gli stessi capi d’imputazione di Sirchia. L’ingegner Nicola Sirchia, quarantun anni, nel 1994 aderiva a Forza Italia mentre nel 1997 era eletto per la prima volta Coordinatore Cittadino degli Azzurri a Casale. Dal 2002 è delegato di collegio per Casale e Valenza mentre dal 2004 è presidente di Motore Azzurro. A livello lavorativo riveste molti incarichi tra cui Amministratore per Sviluppo Santhià S.r.l., membro Commissioni per il ministero dello Sviluppo Economico, presidente del circolo culturale “Il Timone” di Casale, Socio Fondatore del Circolo della Libertà, Vice Presidente dell’A.S. Casale Basket, Consigliere della Lega delle società sportive e
Componente della Consulta dello Sport della Provincia di Alessandria. Sono otto le richieste di rinvio a giudizio emesse dal giudice su richiesta dei pm Antonio Rinaudo e Pierluigi Pianta. Oltre ai nomi di Sirchia, Chessa e Rosso, sono spuntati quelli di Alessandro Giolito ex assessore del Comune di Trino, del commercialista e consigliere comunale di Trino Tino Candeli , l’ex assessore provinciale di Vercelli Roberto Saviolo e l’ex sindaco di Trino Giovanni Ravasenga. Indagata anche la consulente Cinzia Joris. Già nota la posizione di Giolito, indagato per abuso d’ufficio (nella società, controllata al 37,5 per cento dal comune di Trino ed al 62.5 per cento dalla Provincia, rivestiva il doppio incarico di consigliere di amministrazione e di Assessore al Bilancio), mentre per quanto concerne Roberto Saviolo l’ipotesi di accusa è concussione. Peculato per il commercialista e consigliere comunale vercellese Tino Candeli. Rosso, Giolito, Sirchia e Candeli sono chiamati in causa come amministratori della Fondazione, Chessa e Saviolo come rappresentanti della Provincia nei confronti di “Terre d’Acqua”. La vicenda risale al periodo che va dal 2005 al 2007. Nel 2005 (governo Berlusconi l’allora sottosegretario del Ministero del Lavoro Roberto Rosso riuscì ad ottenere finanziamenti pubblici a titolo di risarcimento per il comune di Trino Vercellese, sede di una centrale nucleare. Nel 2007 durante il governo Prodi II (Ministro delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa, Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, Ministro del Lavoro Cesare Damiano) arrivarono i soldi (1,4 milioni di euro) che Rosso, d’accordo con la provincia di Vercelli – di cui direttore era
Gianfranco Chessa ed il comune di Trino di cui assessore competente era Alessandro Giolito – fece gestire dalla neonata società Terre d’Acqua che aveva ed ha il compito di promuovere il territorio della provincia di Vercelli. Secondo l’accusa la società Terre d’Acqua sarebbe servita ad utilizzare denaro pubblico impiegando parte delle somme per scopi diversi da quelli per cui erano state conferite. Per sei degli otto indagati la Procura della Repubblica di Vercelli ipotizza anche il reato di Associazione per Delinquere. Si tratta di: Rosso, Giolito, Sirchia, Candeli, Chessa e Ravasenga.

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