Il Codice da Vinci tra falsità e verità
di Ugo Peano
Dopo cinque anni dalla sua uscita mondiale, dopo mille polemiche ed altrettanti dubbi insinuati nella mente di molti cristiani, a bocce ferme si può tentare un’analisi del romanzo più famoso, letto e criticato degli ultimi cinquant’anni. Qualche dato per comprendere la portata de “Il Codice da Vinci”: copie vendute nel mondo 60.000.000; copie vendute in Italia 2.800.000; lingue tradotte 44; numero edizioni 72. Dal punto di vista editoriale, se da un lato è un successo planetario, dall’altro “Il Codice da Vinci” è una vera e propria anomalia: sessanta milioni di copie in 44 lingue diverse denotano che dietro a Dan Brown (se naturalmente è lui l’autore) c’è ben altro. Anche perchè il libro, manco a farlo apposta, è uscito in un periodo caldissimo di “scontro di civiltà e di religioni” che dura ancora oggi. Questo “scontro”, è bene ricordarlo, potrebbe rientrare in un vera e propria strategia portata avanti da una cricca potente di personaggi enigmatici che qualcuno identifica negli Illuminati. Franco Cardini (ordinario di Storia Medioevale dell’Università di Firenze) per esempio è convinto che “…il successo di Dan Brown appartiene ai messaggi mafiosi che la classe dirigente USA ha inviato al Vaticano ed è un brandello della grande lotta per la conquista del potere universale”. Cardini è un catastrofista? Un visionario? Nessuno può affermarlo con sicurezza, ma l’unica cosa veramente certa è che dietro il battage mediatico del libro e del film derivato vi sono indubbiamente dei Poteri Forti (certamente economici, ma non solo), che hanno voluto veicolare, in questo ben preciso momento storico, un messaggio chiaro. E non importa se il libro dello scrittore americano è una balla gigantesca ancorché molto ben confezionata. Vediamo perché. Innanzi tutto è opportuno sottolineare le astuzie cui ricorre l’autore per mascherare sfacciate menzogne sotto una parvenza di verità. Infatti le sconvolgenti rivelazioni del libro di Dan Brown sono tutte, senza nessuna eccezione, affermazioni gratuite, dai fondamenti inesistenti, furbesche invenzioni dell’autore che per di più, non porta nessuna documentazione storica né scientifica. Ciò che trae in inganno il comune lettore è una pagina del libro (pag. 9 dell’edizione italiana) dal titolo “Informazioni storiche” nella quale si legge che “…tutte le descrizioni…di documenti e rituali segreti contenuti in questo romanzo, rispecchiano la realtà”, senza però citare nessuna fonte o documento a sostegno di questa affermazione gratuita e personale (pagina che stranamente dalla sesta edizione italiana in poi è stata sostituita da una tutta bianca, per poi ritornare invece nell’edizione tascabile). Tralasciando i vari momenti delle variegate, fantasiose avventure, vediamo di passare in rassegna i passaggi fondamentali riguardanti le eccezionali rivelazioni che vengono affermate da Dan Brown dando per scontato che il lettore abbia letto il romanzo.
1. Costantino. Si afferma nel libro che nel Concilio di Nicea del 325 dopo Cristo, indetto da Costantino, i vescovi partecipanti, assieme ad altre questioni marginali, votarono e approvarono a maggioranza ristretta una proposta in cui si diceva che Cristo era “Figlio di Dio” (vedi pag. 273-4). La verità storica afferma invece che per tutti i partecipanti del Concilio, Cristo era in primis e senza dubbio un Essere Divino e che il dibattito si era acceso su ben altro argomento. Il problema era come conciliare e interpretare l’Essere Divino del Cristo col fatto che Gesù fu anche un essere umano. Ciò che fu messo in discussione quindi non fu assolutamente il riconoscimento della divinità di Cristo, perché la Sua origine divina era già accettata da tutti i cristiani come un dato di fatto fin dall’inizio.
2. Qumran e Nag Hammadi: gli altri Vangeli. La questione riguardante il fatto che il Cristo fosse o non fosse un essere esclusivamente umano, Dan Brown la fa risalire ad un complotto da parte del Vaticano che cercò di occultare i ritrovamenti di Qumran (i cosiddetti rotoli del Mar Morto) e i documenti copti di Nag Hammadi (pag. 275). La comunicazione del contenuto, sia dei rotoli che dei documenti, che un personaggio fa ad un altro (Teabing a Sophie Neveu), risulta, alla luce di una seria indagine storica, o travisata o falsa o comunicata da persona ignorante. I rotoli del Mar Morto (Qumran) infatti non furono trovati negli anni 50 (1950-1960) bensì nel 1947, cioè nel decennio precedente. Si potrebbe fare una considerazione a questo punto e dire che questa precisazione non è poi così importante. Invece importante lo è perché esempio di tante altre imprecisioni, frutto di un pressapochismo voluto che confonde il tutto sfocando il fulcro della narrazione, Gesù Cristo. Quello stesso pressapochismo che spinge Brown a scrivere che Parigi è una città medioevale mentre è una città romana, un castrum romano. Si spacciano falsità per verità e si sfruttano abilmente le caratteristiche d’una Chiesa riluttante a far fluire alcune conoscenze esoteriche. La verità è che i rotoli del Mar Morto non contengono Vangeli e non parlano del Cristo perché sono testi ebraici. Non è neppure vero che i Vangeli copti parlino di Gesù “…in termini profondamente umani”; al contrario i testi di Nag Hammadi parlano del Cristo come Essere Spirituale in modo ancora più accentuato, più convincente degli stessi Vangeli canonici (Matteo, Luca, Marco, Giovanni). Anche in questo caso si può osservare come una profonda Verità non potendo essere negata, viene incredibilmente rovesciata nel suo esatto contrario, diventando una caricatura. È falsa anche l’affermazione che i Vangeli ritrovati erano più di un’ottantina a loro volta ricavati basandosi su migliaia di scritti quando Gesù era ancora vivente. Quest’ultima indicazione è semplicemente ridicola giacché, ai tempi di Gesù, pochissime persone sarebbero state in grado di scrivere e la maggioranza delle persone che sapevano scrivere erano vicine al tempio e, di conseguenza, lontane da Gesù. Altro falso è il dire che fu Costantino, nel breve arco della sua vita, a riscrivere la Bibbia decidendo quali testi inserire nel Nuovo Testamento. La formazione del Nuovo Testamento iniziò secoli prima della nascita di Costantino e terminò circa cinquant’anni dopo la sua morte. Infine né i rotoli né i libri copti di Nag Hammadi hanno nulla a che fare con il Graal.
3. Gesù, Maria Maddalena, Priorato di Sion. La verità storica di rivelazioni che, a detta dell’autore, possono addirittura essere considerate esplosive, non solo non risultano vere, ma neppure originali. Infatti sono cose già affermate in un libro precedente dal titolo “Il Santo Graal” di M. Baigent, R. Leigh e M. Lincoln (traduzione italiana: Il Santo Graal, 1982 Ed. Mondadori), che ebbe numerose ristampe e che vendette più di due milioni di copie, un vero primato per quel tempo. Nel libro “Il Santo Graal”, ripreso da Dan Brown, si legge infatti che:
a. Gesù non è morto sulla croce;
b. Gesù ha sposato Maria Maddalena;
c. Gesù ha avuto figli;
d. i figli di Gesù sono stati i capostipiti di una discendenza regale: i Merovingi;
e. questa verità (supposta) è stata boicottata e occultata in tutti i modi dalla Chiesa cattolica e molto probabilmente da altre persone ancora;
f. una società segreta (il mitico Priorato di Sion) per fortuna dell’umanità, ha salvato migliaia di documenti riguardanti questa verità. Solo la supposta esistenza del Priorato di Sion, che non è mai esistito se non nella fantasia funzionale agli scopi degli autori, meriterebbe una disamina molto più approfondita: grazie alla sua inventata esistenza infatti, nascono complicatissimi intrecci che riguardano molti altri fattori quali: la storia dei Templari, la ricerca del Santo Graal, i Catari, i Rosacroce, Rennes le Chateau ed altri fatti ancora. Insomma, un minestrone indigesto.
Ma come abbiamo visto la storia del Gesù umano e solo profeta non è nuova. Ne “Les Dossiers Secrets” che sono dei falsi come ha confessato pubblicamente il suo estensore Pierre Plantard si legge che: “Il Priorato di Sion – società segreta fondata nel 1099 – è una setta realmente esistente”. Vediamo ora di smascherare questa ulteriore menzogna. Nell’anno 1975 presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene note come “Les Dossiers secrets…”. Pierre Plantard – ma ancora prima di lui un altro personaggio, un certo Philippe de Cherisey compagno del primo – hanno affermato, fra l’altro, che i “Dossiers secrets” di Henri Lobineau depositati presso la Bibliothèque Nationale il 27 aprile 1967, sono “invenzioni deliranti” scritte da Phllippe de Toscane du Plantier sotto l’effetto della droga (lettera di de Cherisey a Plantard dell’11 luglio 1985). Anche lo scritto conosciuto come “Henry Lobineau” depositato presso la Bibliothèque Nationale il 18 novembre 1964, viene dalla mano dello stesso Plantad. Questi scritti perciò sono dei falsi creati appositamente, scoperti per caso e, al momento giusto, messi in circolazione. Dan Brown non sembra aver perso il vizio e nel suo ultimo libro “Il Simbolo Perduto” usa la stessa tecnica di mescolare verità e falsità. Solo che stavolta se la prende con la massoneria e non pretende più di spacciare per verità palesi panzane.

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