Novi Ligure (AL) Red – C’era una volta il Distretto del Novese? Un progetto nato per unire territori, creare identità, valorizzare borghi, colline, vallate, eccellenze enogastronomiche e piccoli Comuni troppo spesso ignorati dalla politica provinciale.
Per una volta Novi sembrava aver capito una cosa semplice: da soli non si va lontano. Insieme, forse sì.
Poi è arrivata la grande intuizione della politica locale orchestrata da Tedeschi-Casanova-Muliere: cambiare quello che funzionava.
Via Barbara Gramolotti, che per anni aveva costruito relazioni, visibilità e una comunicazione moderna del territorio, e dentro una gestione sempre più legata agli equilibri politici dell’amministrazione comunale di Novi Ligure, con il vicesindaco Simone Tedeschi nel ruolo di regista politico dell’operazione.
Il risultato? Il Distretto del Novese sembra essersi trasformato nel “Distretto di Novi Ligure” e, se avanza tempo, anche del resto del territorio.
I piccoli Comuni osservano, pagano la quota… e spariscono dalla narrazione. Eventi, comunicazione, promozione, attenzione mediatica: tutto sempre più concentrato su Novi. Una visione talmente centralizzata che a confronto Versailles pareva un esperimento di federalismo.
E infatti i Comuni stanno iniziando a fare l’unica cosa sensata quando non si sentono più coinvolti: andarsene.
Perché continuare a finanziare un contenitore che non rappresenta più il territorio ma solo il capoluogo??Per fare da comparsa nelle fotografie istituzionali? Per vedere il proprio paese citato in fondo ai comunicati, magari dopo il meteo e l’oroscopo?
La verità è che il Distretto funzionava proprio perché non era novicentrico? Era una rete.? E le reti si tengono insieme con equilibrio, ascolto e presenza diffusa, non con la logica del “Novi first”.
La parte più surreale, però, è un’altra.
Per sostituire un modello che aveva ottenuto riconoscibilità territoriale, si è deciso di puntare su una gestione riconducibile a Chiara Vignola, figura legata anche al Museo dei Campionissimi.
E qui la domanda nasce spontanea.
Se il modello è quello del Museo dei Campionissimi, esattamente dove sarebbe il successo da replicare?
Perché il museo è certamente bello, simbolico, prestigioso sulla carta. Ma da anni vive una realtà fatta di numeri modesti, difficoltà croniche e una sostenibilità economica che definire problematica non è cattiveria: è cronaca.
Insomma, sembra quasi che il Distretto sia passato da un progetto che cercava di portare gente sul territorio a un sistema che rischia di svuotare anche quel poco entusiasmo rimasto.
E il paradosso finale è che mentre il territorio perde coesione, la politica locale continua a raccontare tutto come un grande rilancio.
Un po’ come l’orchestra del Titanic: la nave imbarca acqua, ma guai a interrompere la musica.
Solo che qui il problema non è soltanto politico. È culturale.
Perché quando un territorio smette di ragionare come comunità e torna a chiudersi nel campanile del Comune capofila, non perde soltanto i finanziamenti o le adesioni.
Perde visione. Perde credibilità. E soprattutto perde anni di lavoro costruiti da chi aveva capito che il Novese, da solo, non basta più nemmeno a raccontarsi.
Comuni in fuga dal Distretto: un segnale che Novi non vuole vedere
