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OPINIONI
ECONOMIA e FINANZA
Europa

Mes, questo sconosciuto: noi italiani non ci fidiamo

4 Luglio 2023 REDAZIONE Europa 116

Mes, questo sconosciuto: noi italiani non ci fidiamo

Red – Il Meccanismo europeo di stabilità, abbreviato con la sigla “Mes”, è un organismo intergovernativo permanente la cui funzione è concedere aiuti finanziari ai Paesi membri che hanno difficoltà a finanziarsi sui mercati. Fanno parte del Mes, e possono chiedergli assistenza, i 20 Paesi dell’Unione europea che adottano l’euro come moneta unica. Il Mes – detto anche “Fondo Salva-Stati” – è uno strumento gestito dagli Stati nazionali, e non dalla Ue (cioè fuori controllo, e questo è il trabocchetto). È gestito dalle banche e ha a disposizione i classici strumenti fianizari (strozzinaggio legalizzato) una serie di strumenti per sostenere le richieste di Paesi in difficoltà economica: può erogare prestiti economici, dati in cambio dell’accettazione da parte del Paese aiutato di un programma di riforme concordato; può acquistare sui mercati i titoli di Stato del Paese in difficoltà; può aprire linee di credito in via precauzionale; può erogare prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche; e può contribuire a ricapitalizzazioni dirette degli istituti finanziari. Per fornire l’assistenza richiesta, il Mes raccoglie i soldi sui mercati finanziari, emettendo debiti che sono garantiti da tutti i suoi membri. È stato istituito a ottobre 2012 al posto del Fondo europeo di stabilità finanziaria (l’European financial stability facility, o Efsf), come fondo temporaneo creato nel 2010 per rispondere alla crisi economica di quegli anni. A luglio 2011 l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti firmò il trattato che istituiva il Mes che però non entrò mai in vigore, ma fu comunque la base per la versione del trattato successiva (quella tutt’oggi ancora in vigore), siglata dal governo di Mario Monti a febbraio 2012, più di dieci anni fa. La riforma punta a rendere più attraenti le linee di credito precauzionali cui uno Stato può accedere se, in grave difficoltà economica, vuole evitare di finire a rischio di speculazioni finanziarie sui mercati. Ma la novità che appare subdola riguarda la modifica delle cosiddette “clausole di azione collettiva” (Cacs). Se la riforma del trattato diventasse effettiva, i Paesi dell’area euro dovranno avere non più una clausola di azione collettiva (Cac) a maggioranza doppia ma singola, per cui se un Paese non riesce più a ripagare il proprio debito pubblico, ai detentori dei titoli sarà sufficiente una votazione a maggioranza – e non una doppia votazione come avviene ora – per chiedere la ristrutturazione del debito, ossia per ricontrattarne le condizioni. È una forma di vero e prorpia usura: un debito che non finisce mai. La premier Meloni in proposito ha detto: “Ha senso che noi procediamo a una ratifica senza conoscere quale sia il contesto? Senza conoscere come lo strumento del quale stiamo dibattendo s’inserisce nella logica più generale? Senza sapere qual è la riforma della governance del Patto di stabilità? Senza sapere che cos’è accaduto sull’Unione bancaria? Senza sapere che cosa è accaduto sulla garanzia dei depositi?”. E l’Europa-Germanica è andata in tilt. Perché il Mes, se non lo sapete, serve per salvare le banche tedesche che sono nella merda.
In pratica il governo italiano, prima di decidere vuole sapere – giustamente – quali sono gli sviluppi sulla riforma del Patto di stabilità che fissa per tutti gli Stati membri dell’Ue alcuni parametri economici da rispettare. Alla fine di novembre 2022 la Camera aveva approvato una mozione dei partiti della maggioranza che impegnava il governo Meloni a non approvare il disegno di legge di ratifica della riforma del trattato istitutivo del Mes alla luce dello stato dell’arte della procedura di ratifica in altri Stati membri e della relativa incidenza sull’evoluzione del quadro regolatorio europeo. E ha fatto bene.

 

Insomma questo Mes non convinbc l’Italia, e a ragione. Ricordiamo che la Grecia ha effettivamente subìto effetti negativi dal programma di salvataggio. In particolare i tagli alla spesa imposti come condizionalità hanno avuto pesanti conseguenze sull’accesso ai servizi pubblici per i greci e ne hanno ridotto il benessere sociale.

 

 

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