Novi Ligure (AL) Piero Evaristo Giacobone – Scusate se insisto ma mi chiamo Evaristo e, mio malgrado, devo scrivere sull’ennesima bufala diffusa dal solito gruppo di disinformatori seriali della maggiranza di sinistra di Novi Ligure. Per mesi il sindaco Rocchino Muliere e il vicesindaco Simone Tedeschi hanno presentato il progetto della Cavallerizza (un antico stallaggio per cavalli in piazza Pernigotti) come uno dei simboli della rinascita di Novi. Una grande operazione di rigenerazione urbana finanziata grazie alle compensazioni del Terzo Valico, raccontata come occasione storica per il territorio. Ma oggi, davanti alle manifestazioni di interesse raccolte dal Comune, emerge una realtà molto diversa dalla narrazione costruita a tavolino e pubblicata dai soliti fogliacci illeggibili. Perché la domanda che i cittadini devono porsi è semplice: possibile che dopo anni di annunci, milioni di euro pubblici investiti e grande esposizione politica, il risultato sia una risposta evanescente fatta da soggetti senza una chiara esperienza nella gestione di grandi strutture multifunzionali? Le realtà è che hanno partecipato all’avviso pubblico quelli che appartengono principalmente al mondo associativo, agricolo o consulenziale. Ambiti rispettabili, certo. Ma dove sono gli operatori specializzati? Dove sono i partner industriali, i gestori con esperienza, gli investitori capaci di garantire sostenibilità economica e visione a lungo termine? La verità è che l’operazione costruita da Muliere e Tedeschi rischia di diventare l’ennesimo progetto pubblico senza fondamenta solide: una struttura restaurata coi soldi dei cittadini ma priva di un modello gestionale realmente credibile. E questo è un problema politico enorme. Perché amministrare non significa tagliare nastri o presentare rendering. Significa costruire progetti che funzionino anche dopo le conferenze stampa. La sensazione sempre più diffusa è che la Giunta abbia puntato più sull’effetto mediatico dell’intervento che sulla reale sostenibilità futura della Cavallerizza. E oggi i fatti iniziano a presentare il conto. Chi pagherà manutenzione, utenze, sicurezza e gestione ordinaria se il progetto non produrrà entrate sufficienti? Chi si assumerà la responsabilità se tra qualche anno la Cavallerizza diventerà uno spazio sottoutilizzato aperto solo per eventi sporadici? Perché questo è il rischio concreto: creare un bellissimo contenitore vuoto, mantenuto nel tempo dalla collettività mentre l’amministrazione continuerà a parlare genericamente di “valorizzazione”. Ed è ancora più grave considerando l’origine delle risorse impiegate. Le compensazioni del Terzo Valico dovevano rappresentare un’occasione straordinaria per lasciare infrastrutture utili, durature e realmente strategiche per la città. Non operazioni confuse, prive di una direzione chiara e affidate a percorsi che oggi appaiono improvvisati. A questo punto Muliere e Tedeschi devono spiegare ai cittadini quale piano economico esista davvero dietro la Cavallerizza; quali competenze gestionali siano state concretamente coinvolte; quali garanzie abbia il Comune sulla sostenibilità futura e, soprattutto perché, dopo anni di lavoro politico sul progetto, non siano arrivati operatori strutturati di livello nazionale o regionale. La domanda ormai è inevitabile: la Cavallerizza sarà davvero un motore di rilancio per Novi o resterà l’ennesima operazione d’immagine costruita dalla politica locale?
E io pago.
Cavallerizza, l’operazione Muliere-Tedeschi rischia di trasformarsi nell’ennesimo contenitore vuoto pagato dai cittadini
