Novi Ligure (AL) – “Gestione Acqua fa causa a Muliere e il conto lo pagano i cittadini.” Ormai il ricorso è quasi un dettaglio. Il vero nodo politico è un altro. Da una parte c’è il Comune di Novi Ligure, che attraverso il sindaco e la propria struttura tecnica ha scelto il percorso del gestore unico, sottoscrivendo gli atti necessari e assumendosene la responsabilità politica. Dall’altra c’è il management di Gestione Acqua, che continua a difendere una strategia giudiziaria ormai sempre più distante dalla linea espressa dal suo principale azionista. È qui che emerge la vera frattura. Perché una società pubblica dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale gli enti locali realizzano il proprio indirizzo politico, non un soggetto che sviluppa una linea autonoma, addirittura contrapposta a quella dei Comuni che la possiedono. La sensazione è che negli anni si sia progressivamente consolidato un centro decisionale interno alla società, capace di condizionare le scelte ben oltre gli avvicendamenti politici. Una continuità gestionale che, agli occhi di molti amministratori, sembra riconducibile anche all’impostazione costruita durante la lunga gestione dell’ex amministratore delegato Mauro D’Ascenzi, il cui peso politico e organizzativo viene ancora percepito come rilevante. Se questa percezione fosse fondata, ci troveremmo davanti a una domanda che va ben oltre il ricorso al TAR: chi detta realmente la linea di Gestione Acqua? Gli azionisti pubblici o il management? Perché se una società partecipata arriva a impugnare gli atti sottoscritti dal proprio principale socio, il problema non è soltanto giuridico. È un problema di governo della società. Il ricorso diventa così il simbolo di uno scontro molto più profondo: quello tra l’indirizzo politico espresso dai Comuni e una struttura gestionale che sembra rivendicare una propria autonomia strategica. E tutto questo avviene mentre il conto delle spese legali continua a crescere. Non importa chi vincerà davanti al TAR. La domanda che i cittadini dovrebbero porsi è un’altra: è normale spendere centinaia di migliaia di euro pubblici per alimentare un conflitto interno tra amministrazioni che, almeno ufficialmente, dicono di perseguire lo stesso obiettivo?
Le casse del Comune “fanno acqua” da tutte le parti
